Il mio Natale a Ventimiglia (Repubblica Genova)

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Cornigliano, attenti al Cane

A Genova gli spazi di sana aggregazione per fare e ascoltare musica sono sempre un problema. Mancano, sono ostacolati, vengono chiusi… Ma a Genova la musica ha ancora tanto da dire, da esprimere e da raccontare. Il solito discorso della stupefacente città in grado di produrre talenti e di convincerli a scappare, perché siano riconosciuti fuori ben prima che qui.
Poi ci sono le esperienze innovative, tutte cuore e passione, che cercano strade parallele, testarde… Il CANE a Cornigliano è una di queste. E forse non è un caso che nasca “fuori centro”. C’è bisogno di rimescolamento. Siamo una ex città, un ammasso di differenti città che faticano a diventare delle comunità. Si riparte dai piccoli numeri, dai luoghi comunitari, dalla passione e dalla bellezza creativa. Si riparte da ciò che sembra periferia.

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Tutto quello che vedete al telegiornale è falso (LiguriTutti)

Mi incarognisce particolarmente constatare quante persone ancora (e sottolineo ancora) si formino delle opinioni a partire da ciò che vedono in televisione. Per essere precisi, nel contenitore informativo principe della televisione: il telegiornale. Si dovrebbe condurre un’operazione di pubblicità progresso (e onestà intellettuale) a tappeto, gridando in ogni angolo d’Italia per un mese di fila una sola, irrinunciabile verità: “tutto quello che vedete al telegiornale è falso”.

No, non si tratta di complottismo, nè di ideologia o di posizionamento politico. Dico che è falso nel senso che è incompleto. Questa formula del TG che dura mezzora, fatto di titoli e di servizi che durano 3 minuti ciascuno, rende palese, strutturale la semplificazione e l’incompletezza dell’informazione. Possiamo oggi, di fronte all’ampia gamma di strumenti informativi che ormai abbiamo a disposizione, ammettere che quello del TG è forse il peggiore? Peggiore in quanto uno dei più potenti: è il principale riferimento quotidiano per milioni di persone che si sono abituate, assuefatte all’idea che quello sia un canale informativo affidabile; inoltre ha un enorme potere, che non è quello di dire le bugie (siamo seri!) ma quello di “selezionare” le notizie da riportare ogni giorno. E qui torniamo al punto: il problema non è quello che il TG dice, ma quello che NON dice; e la quantità di persone che lo guardano quotidianamente convinte di essersi fatte un’idea del mondo.

In pieno caos da fake news (da un lato) e da saturazione informativa (dall’altro), possiamo fare un passo indietro, onestamente, ed ammettere che sarebbe meglio informarci meno, ma informarci a fondo? Quella mezzora serale non sarebbe più utile impiegarla a leggere una sola inchiesta sui campi di detenzione dei migranti in Libia? O a seguire mezzora di seduta della Camera che discute la legge sul whistleblowing? Vale anche per le soft newsAbbiamo strumenti di approfondimento di grandissima qualità: penso a svariate riviste e mensili, a qualche portale online, a specifiche newsletter tematiche, o a documentari inchiesta. In molti casi li stiamo lasciando morire nella generica crisi dell’editoria perché i primi a non stare più a galla sono proprio gli strumenti che non hanno grandi gruppi economici alle spalle, ma che sono nati e sostenuti da passione, gratuità, competenza, libertà di critica. Dall’altra parte, persino nell’era di Internet e delle molteplici fonti a disposizione immediata, ce ne stiamo di farci tutti i giorni un’idea superficiale (e sbagliata) su poche cose del mondo (spesso le meno rilevanti e interessanti) attraverso qualche minuto di telegiornale.

Dovrebbe essere ormai un mantra assodato: tutto quello che vediamo nei telegiornali è falso. Falso nel senso che è incompleto. E non lo dico io, tirandomela da sapientone. Lo ha detto molti anni fa la Sentenza Decalogo della Cassazione del 1984 sui limiti del diritto di cronaca. Ripassiamo:

La verità dei fatti, cui il giornalista ha il preciso dovere di attenersi, non è rispettata quando, pur essendo veri i singoli fatti riferiti, siano, dolosamente o anche soltanto colposamente, taciuti altri fatti, tanto strettamente ricollegabili ai primi da mutarne completamente il significato. La verità non è più tale se è “mezza verità” (o comunque, verità incompleta): quest’ultima, anzi, è più pericolosa della esposizione di singoli fatti falsi per la più chiara assunzione di responsabilità (e, correlativamente, per la più facile possibilità di difesa) che comporta, rispettivamente, riferire o sentire riferito a sé un fatto preciso falso, piuttosto che un fatto vero sì, ma incompleto. La verità incompleta (nel senso qui specificato) deve essere, pertanto, in tutto equiparata alla notizia falsa.

La verità incompleta deve essere equiparata a una notizia falsa. Ci rendiamo conto? E non è forse il telegiornale la formula più equivoca, semplificatrice, incompleta di informazione diffusa nel nostro Paese? Sono stanco di sentire discorsi “da bar” fatti da amici, conoscenti o anche sconosciuti che si sono fatti imboccare da un telegiornale, convinti di essere in buona fede. Gente che parla di immigrazione senza aver mai potuto ascoltare una panoramica completa e fruibile, dati alla mano. Gente che parla di politica senza aver mai potuto ascoltare il testo di una legge o seguire i lavori del Parlamento. Gente che parla di estero senza aver mai letto un’inchiesta competente e approfondita su un teatro di guerra. Ma ancora peggio, gente che parla di notizie inesistenti, inaugurate dalla perversa selezione dei telegiornali: “l’emergenza stupri”, “l’emergenza femminicidio”, “l’emergenza stranieri criminali”, “l’emergenza sindaco pasticcione che non ne azzecca una”, concentrando senza motivo l’attenzione su fatti che accadono tutto l’anno, senza mai fornire un contesto completo e un’analisi approfondita che dia loro il giusto peso. E peggio, facendo “distrazione di massa” da problemi e questioni ben più importanti, che non trovano mai posto nella narrazione main stream, perché gli spazi notizia sono occupati da spazzatura malconfezionata…

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Il vescovo di Bolzano senza mezzi termini

cresima

Notizia: Il Regno – A Bolzano si apre una nuova pastorale della cresima

Nelle diocesi non guidate dalla Paura ma da un Vescovo, si sta cercando di affrontare con riflessione condivisa, creatività e speranza certi evidenti problemi ormai decennali nella cosiddetta formazione cristiana. Senza l’ansia di dare risposte rapide e superficiali, senza il terrore di scuotere un minimo uno status quo che bisogna essere ciechi per non definire desolante e privo di futuro.
Per fare questo non servono leader travolgenti ma ascoltatori capaci e determinati ad aprire processi, più che a dare ordini autoaffermando se stessi. Lo dice bene il Vescovo di Bolzano: “se fosse il vescovo a imporre dall’alto qualcosa, il percorso non porterebbe frutti.” E infatti.

Satira, tutte le puntate de L’Opinionista

 

Una satira spontanea sull’opinionismo, il mestiere dominante tra sedicenti politici, sedicenti giornalisti e sedicenti cittadini, di cui i nostri media, dalla nauseabonda tv ai soffocanti social network, sono impregnati fino al midollo. Siamo tutti opinionisti, perché abbiamo sempre scelto di essere tutti dei tifosi, e non dei protagonisti. Sproloquiamo sul nulla, pratichiamo il niente, e siamo contenti, sazi (e irrilevanti) così.

Da un’idea di Giacomo D’Alessandro. Interpretazione e improvvisazione di Stefano Rossi. Location casuali. Temi di spessore.

#1 La minaccia dei fosfati / marzo 2016

#2 L’oppressione energetica / aprile 2016

#3 Il fattore precoce / aprile 2017

#4 Il dispiacere del balocco / novembre 2017