L’INSOSTENIBILE ESSENZA DEL LAVORO (di Vess)

Oggi è il 1 maggio, festa del lavoro.
Non c’è nulla da festeggiare.
Non c’è da festeggiare per coloro che oggi hanno lavorato.
Non c’è da festeggiare per coloro che sono disoccupati.
Non c’è da festeggiare per coloro che si stanno formando sperando di ricoprire in futuro chissà quale ruolo sociale.
Non c’è da festeggiare per coloro che hanno lavorato una vita e oggi sono pensionati, nè per coloro che vorrebbero smettere di lavorare ma che non possono perchè la legge non glie lo consente.
Ma perchè?
Perchè questa parola, “lavoro”, non ha nulla a che vedere con ciò che dovrebbe nobilitare l’uomo. Inutili le parole demagogiche, propagandistiche e menzognere dei politici, di papi e cardinali, dei sindacalisti o di quelle persone che credono di vivere in un mondo fondato su comunità che tutelano la vita e promuovono il progresso delle persone.
E’ tutto molto triste e, a tratti, grottesco, quando dei “lavoratori” partecipano a cerimonie in cui dovranno incensare quei politici corresponsabili della loro rovina e del declino economico, sociale e morale della comunità.
Ma cos’è il lavoro?
Cos’è quel qualcosa per cui le persone dovrebbero festeggiare, oppure reclamare perchè manca, oppure uccidersi perchè è un fallimento?
Il lavoro è un’attività in cui un uomo profonde energie fisiche ed intellettuali per generare… cosa? Qualcosa che lo migliori in quanto persona? No.
Qualcosa che migliori la società? No.
Qualcosa che migliori il rapporto tra l’uomo e l’ambiente? No.
E allora cosa?
La risposta è semplice: denaro.
In una società in cui tutto ciò che si fa è misurato e misurabile in denaro, il lavoro stesso è denaro.
Ma questa è una incredibile follia.
Il lavoro è la persona che agisce, che pensa, che fa.
Il lavoro è vita.
Com’è possibile ridurlo ad un oggetto? Pensiamoci un istante !
Prendiamo una manciata di monete o una banconota: sono degli oggetti, per di più prodotti da noi. Come possono rappresentare le nostre azioni, i nostri sentimenti, i nostri pensieri, la nostra vita? Come abbiamo potuto permettere a piccole anime, a cuori minuscoli, a menti meschine, di organizzare tutta la nostra vita barattando le nostre capacità di uomini con un oggetto?
Come abbiamo potuto impegnare ogni nostra energia per soddisfare le esigenze di una società così folle?
Com’è possibile che continuiamo a farlo?
Diversi autori, da Platone ad Aristotele, da Bruno a Spinoza, da Russell a Chomsky, per citarne alcuni di tutte le epoche senza nominare per forza Marx, hanno sottolineato che il lavoro dovrebbe essere l’attività che permette all’uomo di esprimere una parte importante di sè, la sua creatività, il suo talento, le sue idee, i suoi sentimenti ecc., per creare cose che migliorino la vita di tutti e migliorino le persone.
Io penso che ci sia un’unica ragione per cui si dovrebbe festeggiare il lavoro il 1 maggio, ed è questa: rispettare la vera essenza del lavoro, la sua vera identità, e creare una società in cui il lavoro e la vita dell’uomo non possa essere ridotta ad un oggetto di cui pochi approfittatori facciano un uso privato, deprimente, degenerante ed ingiusto.
E’ ora di comprendere che il nostro attuale modo di considerare l’essenza del lavoro è insostenibile.
Mi auguro di cuore che la pensiate così anche voi.

[di Vess Savage, tratto da www.freelosofy.blogspot.com]

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...