Muri o ponti. A chi presti il fianco? (LaGuardia)

(pubblicato su La Guardia di gennaio 2017 – per abbonarsi)

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Dai grandi sistemi alle piccole cose, il nostro contributo alla pace è essenziale

Il famoso “Ti farò pescatore di uomini” di Gesù a Pietro si potrebbe oggi parafrasare in “Ti farò costruttore di ponti”, dal momento che i muri sembrano essere uno dei temi caldi dell’anno appena trascorso. Eh già: il 2016 ha portato con sé una spiacevole panoramica a riguardo. Roberto Saviano ha dedicato al tema dei muri e dell’esclusione la sua trasmissione televisiva di fine anno, “Imagine”. Quali muri? Perché? E quali ponti e “pontefici” nel vero senso della parola? Ripercorriamo insieme alcuni scenari significativi.

MURO CONTRO MURO

La vicenda più clamorosa è sicuramente la vittoria di Donald Trump prima come candidato repubblicano e poi come Presidente degli Stati Uniti d’America. Trump ha sostenuto fortemente l’idea di costruire un muro di 3.200 chilometri al confine con il Messico per ostacolare l’immigrazione irregolare e il narcotraffico negli U.S.A. Gli Stati Uniti, peraltro, sono un paese costituitosi storicamente grazie all’afflusso di migranti da ogni parte del mondo e, se vogliamo dirla tutta, colonizzato a scapito dei sempre dimenticati nativi americani, i veri abitanti originari delle Americhe (forse il più grande genocidio della storia mondiale), custodi di uno stile di vita millenario ben più sostenibile di quello Occidentale che chiamiamo “civiltà”. Le recinzioni oggi esistenti ai confini U.S.A. coinvolgono già oltre 20.000 agenti per un costo annuale di 18 miliardi di dollari.

In Europa il premier ungherese Viktor Orbàn ha cercato di fare la voce grossa annunciando a metà 2015 un muro lungo 175 km e alto 4 metri al confine con la Serbia per respingere l’afflusso di migranti dalle rotte balcaniche, in fuga dalle guerre in Siria, Iraq e Afghanistan. Orbàn ha puntato tutto su un referendum interno contro la decisione europea di ripartire le quote di rifugiati ma non ha raggiunto il quorum.

Ventimiglia è la prima parola che viene in mente pensando ai muri di casa nostra. Il confine con la Francia è transito di numerosi migranti africani che cercano di raggiungere altri paesi europei, dove magari hanno parenti o di cui parlano già la lingua madre. A sentire i racconti di volontari e operatori sociali, Ventimiglia è uno di quei luoghi emblematici in cui i diritti umani sono a intermittenza, risorgono le frontiere intra-europee, si manifesta la difficoltà di uscire da logiche emergenziali per organizzare e strutturare l’accoglienza ed evitare di far guerra gratuita ai “disgraziati” del nostro tempo.

Come non pensare infine ai “muri di mareche da anni mietono vittime sul fondo del Mediterraneo, oltre 5.000 solo nel 2016?

COSTRUTTORI DI PACE

Papa Francesco ha richiamato spesso l’iniziativa cristiana per costruire ponti e opporsi alla costruzione di muri. Il Vescovo di Roma incarna un’istituzione, quella cosiddetta del “pontefice”, che prende il nome dal funzionario dell’impero romano dedito alla costruzione e manutenzione dei ponti sul Tevere. Francesco ha sostenuto numerosi processi di “pontificazione”. Per citarne alcuni: l’accoglienza dei rifugiati in tutte le strutture e comunità ecclesiali disponibili; gli incontri dei movimenti popolari della terra per un nuovo sistema di sviluppo più equo e sostenibile; l’insistenza sull’unione ecumenica delle diverse chiese cristiane di fronte a certe particolari sfide globali; il disgelo dei rapporti tra Cuba e Stati Uniti; il processo di pace in Colombia tra stato e forze armate rivoluzionarie (FARC), dopo 52 anni di guerriglia, processo promosso da esponenti di entrambi gli schieramenti e per il quale il Presidente Juan Manuel Santos ha ricevuto il Premio Nobel per la pace.

TUTTI PONTEFICI

Muri o ponti. Voi a chi prestate il fianco? Se pensiamo ancora che i “grandi eventi” di un mondo complesso siano lontani da noi e ci vedano impotenti e indifferenti, ci illudiamo, ci frustriamo e perdiamo diverse occasioni. Non sono solo le scadenze elettorali a darci una scelta possibile (per quanto mai ottimale e garantita). Ci sono occasioni di attivismo civile, politico e sociale. Ci sono semplicemente i nostri quartieri, paesi e comunità familiari in cui possiamo fare la differenza tra alimentare contrasti, paure e “zizzania” oppure gettare ponti di dialogo, di ascolto, di mediazione tra esigenze e difficoltà opposte. La nostra vita (privata o pubblica che sia) è sempre politica. Per chi/quale scopo sociale lavoriamo, quali multinazionali o piccoli produttori alimentiamo facendo la spesa, a quali banche affidiamo il nostro denaro (molte investono in armi a nostra insaputa, ma le classifiche pubbliche esistono!), quanto siamo dipendenti da sostanze superflue (anche legali), quanto tempo dedichiamo a spazi collettivi che fanno comunità o quanto alimentiamo il nostro individualismo personale o familiare… I terreni sono molti. Dal piccolo al grande, muri o ponti è una questione che si ripete nelle nostre vite, tra la tentazione di chiusura, di protezione, di accumulo e la buona battaglia di affrontare la realtà con una “speranza che salva”. Che poi sarebbe lo specifico del cristiano.

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