Categoria: appelli

Non regaliamo Genova ai leghisti

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Domenica 25 giugno puoi lasciar cadere la città di Genova nelle mani dei leghisti e dei loro amici, il peggior berlusconismo ancora in vita in Italia, come sta dando prova la Regione di Toti. Oppure puoi sentire un briciolo di decenza e dignità e #alzareilculo perché questo non succeda. Forse non te ne frega niente, forse ritieni che come andrà a finire poco o nulla cambierà. Sbagliato. Non possiamo ottenere il meglio possibile (e di questo hanno colpa in parecchi), ma almeno non lasciamoci cadere nel peggio del peggio.
Questo evento è un appello e una sfida: invita almeno 10 amici che sono andati a votare e 10 ai quali secondo te non frega un cazzo della politica e del voto. Convinciti e convinci ad #alzareilculo almeno questa volta per evitare di consegnare la città al becerume trumpiano di troppi consiglieri leghisti e affini. Poi faremo i conti a muso duro con chi governerà per alzare al massimo il tasso di rinnovamento e discontinuità. Ma intanto salviamo la pelle a questa Genova di cui siamo parte.
Parola d’ordine #alzareilculo, senza troppi giri di parole.
Facciamolo girare questo evento.

[l’evento FB dedicato ha raccolto in pochi giorni quasi 2000 partecipanti e oltre 10.000 persone invitate, oltre a decine di commenti e 4 menzioni sui giornali]

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La polemica su Riina? Restiamo umani…

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Non ho affatto approfondito la vicenda delle condizioni di salute di Totò Riina per cui si prospetterebbero gli arresti domiciliari. Ma avendo eco da oltreoceano delle immediate polemiche insorte, mi torna alla mente la vicenda pavese di qualche anno fa che ha visto l’amico attivista Giovanni Giovannetti perorare con cognizione di causa gli arresti domiciliari per l’ex direttore ASL Carlo Chiriaco, a rischio vita in carcere, presunto concorso mafioso.

Un appello a “restare umani” che vide la firma anche di Don Gallo tra gli altri, ma che fu violentemente attaccato da un improvviso “trasversale partito della forca”.

Gli estremismi ciechi di chi, magari dall’alto di una storia di “sinistra”, a voce difende la Costituzione, ma poi facilmente scivola nell’elargire i diritti distinguendo tra amici e nemici. In cosa si distingua dal destrorso che perora il condono fiscale al manager ma sbraita per dare il massimo della pena al Rom di turno, ancora non è chiaro.

Con tutte le prudenze e gli accertamenti giudiziari del caso, #restiamoumani.

Elezioni Comunali Genova

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#ComunaliGenova
[fuori e oltre i politicismi]

Il candidato sindaco più in gamba? Simone Leoncini.
La visione di città più innovativa? I giovani di Rete a Sinistra.
La maggiore occasione mancata? Non fare le primarie.
Gli strateghi peggiori di sempre? I dirigenti del PD locale.
L’ultima speranza?
Che tutti i fautori del gran casino (prevedibile, cercato, voluto) ormai combinato usino i mesi restanti per far tesoro delle migliori forze in campo. Per raccogliere le idee più concrete e aperte di cambiamento radicale della città. Per coinvolgere le persone giuste al posto giusto.

P.S. Premio Autodistruzione Gratuita al Movimento 5 Stelle locale. Non forse a livello elettorale. Sicuramente a livello credibilità.

Mala Intesa. Petizione Greenpeace

Banca Intesa finanzia l’oleodotto di Trump, ennesimo sopruso della storia occidentale contro i nativi americani e le loro sacre terre.

Non mi stupisce affatto.

Dobbiamo toglierci da queste banche, le stesse che ospitano il commercio mondiale di armi.

Mettere i nostri soldi in banche e cooperative etiche.

Pretendere questo da noi stessi è una delle poche vere vie di lotta a un sistema globale disumano.

Io ho firmato la petizione di Greenpeace, e tu?

Al referendum per indirizzare le politiche e concretizzare la cittadinanza

parte 1 – Dire sì

Andare a votare al REFERENDUM è l’occasione per indirizzare le politiche energetiche e ambientali. E’ uno dei pochi strumenti che ci rimangono di partecipazione politica forte e diretta.
Andrò a votare SI’ perché vorrei un Paese impegnato molto più seriamente nella conversione a fonti di energia RINNOVABILE.
Andrò a votare SI’ perché un Paese che può campare di TURISMO e arte non ha bisogno di trivelle entro 12 km dalle sue belle coste.
Andrò a votare SI’ non perché ho certezze, ma perché vorrei avere VISIONI, sul futuro: voglio scommettere che un domani smettiamo di usare idrocarburi per produrre energia, e ci sforziamo di passare ad altri sistemi, di consumare MENO, di realizzare le potenzialità che già ci sono, ma su cui non si vuole investire per interessi e LOBBY.
Credo che la vera identità di un POPOLO sia il suo modo di stare al mondo e di voler crescere. Vorrei un popolo che il 17 aprile dicesse “SI, con le trivellazioni in mare vicino alla costa abbiamo chiuso. Chi di dovere si metta a investire su forme energetiche alternative, non su queste. Sappia che il popolo vuole così. Che ha questa idea di mondo e di sviluppo”.
Poi naturalmente non basterebbe. Ma sarebbe comunque un’occasione da non perdere.

parte 2 – Dire no

Dire che non possiamo fare a meno delle fonti fossili per il consumo energetico del Paese è come dire che non possiamo fare a meno di produrre e vendere automobili per dare lavoro alla gente, è come dire che l’attuale stile di vita e di consumi è irrinunciabile e l’unico possibile. Prima o poi certi nodi vanno affrontati. Una buona politica è quella che li affronta e poi cerca soluzioni alternative, non quella che li rimanda a “quando saremo pronti”. Finiamola di non scegliere, assumiamoci una responsabilità.

Cfr L’Espresso – Referendum, 10 cose da sapere per votare informati

Unioni civili, una risposta ai vescovi liguri

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Noi, laici liguri, sentiamo il grave dovere di esprimere, innanzitutto a voi Vescovi e alle vostre curie, la nostra preoccupazione per il momento che attraversano le diocesi. Oltre alla marcata autoreferenzialità con cui ci sembra che continuiate a governare, ignorando e non favorendo percorsi di partecipazione e collegialità (né nel linguaggio che adoperate, né nei piani pastorali che fate, né nelle formazioni collettive che predisponete), notiamo con dispiacere che fate un uso decisamente opportunista dell’enorme patrimonio pastorale che ci sta donando papa Francesco, cavalcando perlopiù solo le battaglie che portavate avanti anche prima, di rivendicazione nella società civile dell’“identità cristiana” (bioetica, diritti civili, presenza liturgica e formale nella società). Non abbiamo notato un’altrettanta decisione (né umiltà) nell’assumere quella stragrande maggioranza di stimoli del pontificato di Francesco inerenti l’autocritica delle strutture ecclesiastiche e di un certo cristianesimo di facciata, di un clericalismo spinto e malsano, di una chiesa preoccupata di difendere se stessa invece che di condividere il Vangelo con radicalità e povertà in dialogo con l’umanità tutta, una chiesa che si preferisce “sporca” come un ospedale da campo, piuttosto che chiusa nei suoi riti e nelle sue dottrine.
Siamo preoccupati per il livello di competenza e adeguatezza al ruolo cui siete stati nominati (con criteri peraltro oscuri e poco partecipati dalle comunità locali), vedendo che – per fare un esempio – poco o nullo spazio avete dato a passaggi recenti di storica importanza come le consultazioni del popolo di Dio attraverso i questionari per il doppio Sinodo dei Vescovi (proprio sulle sfide della famiglia). Restiamo pertanto perplessi (per non dire infastiditi) nel sentirvi ancora predicare, ma così poco ascoltare, soprattutto su di una esperienza come quella dell’amore coniugale e genitoriale, che non vivete in prima persona, rinchiusi nella legge medievale del celibato obbligatorio, a causa della quale ci mancano pastori qualificati – come prescritto nella lettera di San Paolo a Timoteo – dall’essere “buoni padri di famiglia”:
Ma bisogna che il vescovo sia irreprensibile, non sposato che una sola volta, sobrio, prudente, dignitoso, ospitale, capace di insegnare, non dedito al vino, non violento ma benevolo, non litigioso, non attaccato al denaro. Sappia dirigere bene la propria famiglia e abbia figli sottomessi con ogni dignità, perché se uno non sa dirigere la propria famiglia, come potrà aver cura della Chiesa di Dio?” (1Timoteo 3:2-5)
Ci chiediamo come mai non ci avete suggerito e guidato con la stessa veemenza, in occasione della predominanza popolare e mediatica ventennale di personaggi politici come l’ex Cavaliere Berlusconi, col quale così a lungo avete mercanteggiato in favori politici e consensi, o se non altro taciuto di fronte al danno culturale ed educativo fatto, anche in tema di famiglia e strumentalizzazione della religione a fini politici.
Continuate a ventilare le unioni stabili tra persone dello stesso sesso come un vulnus all’istituto della famiglia cosiddetta naturale, ma non capiamo come mai in questi anni non avete saputo mettere in guardia le vostre comunità da “bestie” come il capitalismo selvaggio, la finanza scriteriata, il consumismo fine a se stesso, l’individualismo delle famiglie, la scarsa formazione cristiana degli adulti (quale catecumenato nelle parrocchie e nelle diocesi, sull’ABC del cristianesimo?), lo scarso spazio di protagonismo dato ai giovani, con strutture ecclesiali clericalizzate da preti-piloti a ogni livello. Tutto questo ha realmente svilito l’istituto delle famiglie: cristiani tiepidi e perfettamente indistinguibili dal sistema mondano (salvo per qualche messa in più e qualche sbraito moralista) sono i primi controtestimoni di quale valore abbia “fare famiglia” sulle orme del Vangelo. Matrimoni mal preparati e mal celebrati, con conseguenti naufragi in quantità, sono stati sufficienti a dare alle nuove generazioni l’idea che in fondo la “forma” dell’unione conta poco, che l’etichetta di “cattolico” (se i risultati sono questi) aggiunge nulla, mentre la qualità delle persone e dell’impegno progettuale tra chi si ama, forse merita più attenzione.
Siamo preoccupati della vostra crescente distanza dalla realtà, da un mondo in cui siete sempre più irrilevanti come istituzioni ma anche come persone, senza interrogarvi, fare autocritica, lasciare vesti e attrezzi folcloristici, sperimentare modalità diverse di “stare in mezzo alla gente”, cercare soprattutto di ascoltare, perché come ha ribadito papa Francesco, in certe situazioni storiche il Vescovo deve saper andare dietro al fiuto del suo popolo, più intuitivo della realtà e di una declinazione del Vangelo secondo i segni dei tempi.
Vi chiediamo di aiutarci nel dare sostegno spirituale e sociale a ogni forma di amore autentico, stabile, rispettoso e dignitoso, “sacramento” ovvero segno dell’amore di Dio per l’umanità. Di valorizzare le testimonianze più belle (e vicine alla gente) di fede incarnata nella storia. Di aiutarci a intraprendere cammini alternativi nel modo di abitare il territorio, di vivere da famiglie in comunità, di condividere i beni economici e i beni materiali, di convertire lo stile di vita verso un’accoglienza delle diversità, a partire da chi ha più bisogno, fino al piano della sostenibilità ambientale. Di tornare all’essenza del cristianesimo nella testimonianza di Gesù di Nazareth e di una Scrittura ben interpretata, alla luce dell’aggiornamento biblico. Di preferire i dialoghi ai discorsi, di cercare luoghi privilegiati di ascolto della quotidianità, uscendo dalle curie e mischiandovi tra la gente, nei vari ambienti. Di ricalcare il Vescovo di Roma negli atteggiamenti più significativi e sui temi che più gli stanno a cuore, e soprattutto nella capacità di mettere in atto trasformazioni e cambiamenti partecipati, in un impegno sociale per l’umanità.
Ogni volta che fate queste cose, vi sentiamo “al servizio della chiesa”, che è il “popolo di Dio in cammino”, e in cammino con noi tanti, ricordandovi (sempre con le parole del papa) che quella del servizio è l’unica autorità legittima che compete alla vostra chiamata.
Cordialmente
Giacomo, in dialogo e in ricerca, con sincerità…
…e tanti altri laici impegnati a ogni livello, con cui mi confronto continuamente.