Categoria: Gli Asini

Negli spazi liberati di Napoli (Gli Asini)

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[pubblicato sul numero di aprile 2017 de Gli Asini, rivista diretta da Goffredo Fofi]

 

Arrivando a Napoli da Genova si sente una sorta di continuità. Sarà il mare, i vicoli scuri, le stradine in salita o quella mescolanza umana fonte di contraddizioni che è tipica di questi grandi centri storici, porti di mare. Da qualche anno a Napoli si occupano, o meglio si “liberano”, spazi urbani degradati, rimasti per decenni a marcire come buchi neri in pieno centro, invisibili laddove i quartieri faticano proprio a prendere respiro. Un giro tra gli spazi liberati, insolito tour, è l’occasione per gettare uno sguardo su questi processi urbani e sociali, a volte spontanei e a volte organizzati, in generale non comuni a tutti i contesti, né semplici da giudicare. Inizia tutto con qualche persona fidata che ti mette la pulce nell’orecchio. “Vai a dare un’occhiata, là si muove qualcosa di significativo, in controtendenza con l’assopimento generale”. Cercando su Internet è facile trovare qualche sito che racconta la storia delle recenti occupazioni, promuove le iniziative e le assemblee, le inquadra in processi più o meno politici. Mappa alla mano, segnando la posizione si scopre che molti dei luoghi liberati si situano in un triangolo di centro storico tra il Duomo, l’Università e Mater Dei, facilmente attraversabile a piedi.

Di primo mattino L’Asilo (ex Asilo Filangeri) è praticamente deserto, e inondato di sole. E’ un complesso grande e nuovo, un luogo accogliente che si sviluppa su tre piani, con un cortile stretto e lungo dove sono stati ricavati dei piccoli orti urbani. Lo hanno liberato i lavoratori delle arti e dello spettacolo per farne una comunità di produzione e divulgazione artistico-sociale. Gli spazi erano già in buono stato, ma sono stati attrezzati in funzione delle performance: quella che era una cappella è oggi sala per assemblee e incontri; al secondo piano il vecchio refettorio ospita tutti i giorni prove teatrali e costruzione di scenografie, cui è dedicata anche un’ala chiamata L’Officina. Il calendario settimanale è denso: mattino, pomeriggio e sera si susseguono allenamenti acrobatici, improvvisazione corporea, prove di compagnie, riunioni organizzative per le rassegne culturali. Un’anticamera è tappezzata con le locandine di tutti gli eventi creati fino ad oggi: colpisce l’alta qualità di relatori e artisti, l’attenzione ad affiancare l’arte e la riflessione collettiva su temi locali o internazionali. L’espressione corporea, sportiva, circense o artistica, abbonda tra le attività dell’Asilo, in questo limbo ufficialmente fuori dalla legalità, dove traspira il senso dell’azione collettiva, battagliera, che inventa uno spazio prima non esistente. E se fosse creato istituzionalmente, o dall’imprenditoria, avrebbe la stessa carica, lo stesso clima di valore, la stessa motivazione a sperimentare?

Dopo un paio di passaggi invano, trovo aperta la porticina di legno di Santa Fede Liberata…

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