Categoria: intercultura

Scontro di civiltà o dialogo tra culture? (ilfattoquotidiano.it)

(pubblicato sul blog Suq Genova su ilfattoquotidiano.it)

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Si potrebbe iniziare il nuovo anno con alcuni flash: “scontro di civiltà” VS “dialogo tra culture”. Gli eventi che accadono e che intasano giornali e social network ne sono conferma. Riflettere, rileggere e selezionare aiuta anche a disinnescare un grave rischio diffuso: fermarsi alle banalità ripetute a pappagallo, lasciarsi irretire e fomentare dal frastuono di fondo che alcuni cominciano a chiamare “post-verità”.

Primo flash – mesi scorsi. Chi l’avrebbe detto che negli Stati Uniti, baluardo del pensiero occidentale democratico, nati da migrazioni, “melting pot” per eccellenza, si verificasse una nuova escalation di scontri tra forze dell’ordine e comunità afroamericane? Con tanto di giovani uccisi a colpi di pistola, per di più dopo otto anni di Presidente “nero”.

Secondo flash – qualche anno fa. Chi l’avrebbe detto che in Francia, primo paese europeo per integrazione di africani dalle ex colonie, sarebbero esplose le rivolte nelle banlieu messe a ferro e fuoco, e oggi diversi atti di estremismo stragista?

Terzo flash – da sempre. Chi l’avrebbe detto che il terrorismo di matrice islamica avrebbe consumato più stragi nei paesi musulmani che in quelli occidentali?

Quarto flash – oggi. Chi l’avrebbe detto che in Europa, tragico tempio dell’Olocausto, dove si è festeggiata nell’89 la caduta del Muro di Berlino, si sarebbe tornati a parlare con una certa facilità di frontiere, fili spinati, folle di disgraziati lasciati sotto le intemperie, persone deportate?

Basterebbe questo per dire che qualcosa non ha funzionato e continua a non funzionare

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Suq, tra Genova e qualche mondo (liguritutti.it)

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foto di Giovanna Cavallo

Dopo diciotto anni di Suq Festival, sempre più a Genova va in scena il mondo. Possibile, diverso, “un piccolo mondo che fa pensare come potrebbe essere bello quello grande”, come lo ha definito la scrittrice Paola Capriolo. E quanto ci sarebbe da raccontare… E quanti lo dovrebbero fare: perché solo così ha senso che il Suq parli di sé, in un racconto collettivo dei tanti che lo compongono, lo vivono, lo assaggiano.

E’ proprio Genova, mi accorgo. E’ la Genova delle serate in cui si esce, degli stranieri che riportano in vita il centro storico con le voci squillanti e le risate, dei genovesi che si incontrano e dei giovani che esplorano locali e piazzette. Tutto nel Suq è impercettibilmente fuso con il viavai  quotidiano. Genova e così sia, mare in un’osteria. I versi di Caproni spesso mi risuonano mentre anch’io mi perdo tra incontri e ornamenti, sotto luci incerte e ombre cha sanno di mare.

Le spezie mi avvolgono e la sinfonia del rumore vociante incontra la notte imminente raccontando la mia città. Figure indistinte passano e vanno, parlano e guardano. A tratti suoni e rumori, a tratti un silenzio da campagna. Lo spettacolo ordinario di questo bazar dei popoli diventa niente più che un modo di guardare il mondo: e allora anche fuori dal Suq si cammina come se spettacoli, musiche e stupori continuassero, ad ogni angolo di strada. Basta saperli cercare, sapersi fermare, saperli ascoltare.

E non è facile, si sa. Genova s’ha da scoprire a fatica, non si rivela facilmente. Te la raccontano ora il vecchio bottegaio, ora il bimbo africano che gioca nei caruggi. Puoi raccontarla tu stesso, se hai  voglia di cercarla, perché è un incontro che interroga, che suscita e che cambia. Genova di tutta la vita. Mia litania infinita.

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Raccontare l’incontro tra i popoli – Il Fatto

di Giacomo D’Alessandro

pubblicato sul blog Suq Genova su ilfattoquotidiano.it

Expo dei Popoli e #milionidipassi: chi sono questi sconosciuti? Nella marea di informazione e comunicazione circolata in questi mesi sul tema di migranti e rifugiati, alcune cose vanno fatte passare (o proprio lasciate perdere) mentre altre, cui si è data meno rilevanza, ha senso riprenderle, farle emergere, farne buon uso. Fa pensare che nell’epoca della breaking news, della notizia in tempo reale su una varietà di piattaforme e di fonti, così poca risonanza abbiano avuto campagne significative, utili per ampliare le prospettive di conoscenza e azione di tutti i cittadini. Vogliamo segnalarne due, che ben si collegano a due ambiti in cui il Suq da sempre offre contributi culturali e artistici riconosciuti a livello europeo: il cibo e la migrazione. In particolare l’evento Expo dei Popoli, che ha preso vita a margine (e in simbolica contrapposizione) dell’Expo di Milano 2015, e la campagna #milionidipassi di Medici Senza Frontiere.

Expo dei Popoli è il forum internazionale della società civile e dei movimenti contadini, e si è svolto a Milano a giugno 2015, in quella stessa Fabbrica del Vapore dove pochi mesi dopo ha preso vita il nostro Suq delle Culture. 180 delegati internazionali convocati a partire dal manifesto comune di 50 organizzazioni no profit italiane, si sono incontrati “per rispondere alla sfida di Nutrire il Pianeta applicando i principi della Sovranità Alimentare e della Giustizia Ambientale” e si sono confrontati e impegnati sulle concrete “soluzioni da mettere in campo per vedere finalmente riconosciuti e garantiti il diritto ad un’alimentazione adeguata e un uso equo e sostenibile delle risorse naturali”. (altro…)

RIPARTIRE DAI POPOLI. 15° SUQ A GENOVA (di Paola Fossa)

tratta da isdmagazine.com

di Paola Fossa

«Sarà il primo Suq senza Don Gallo», esordisce Carla Peirolero, alla conferenza stampa di presentazione della quindicesima edizione del grande Festival delle Culture, che ogni anno richiama, sotto il tendone del Porto Antico, nel bazar degli artigiani, dei ristoratori e degli artisti decine di migliaia di persone. È giusto iniziare col ricordo di chi in quel bazar non ci sarà più, di quel “prete di strada” accanto al quale il Suq di strada ne ha fatta tanta. E che continuerà ad avere accanto, idealmente, nel suo non facile cammino: Carla Peirolero, ideatrice della manifestazione, presenta alla platea la programmazione di questa edizione, che – nonostante le aspre difficoltà economiche – si presenta ricchissima e multiforme.

Si aprono i cancelli giovedì tredici giugno alle 17, con gli spettacoli degli studenti del progetto CooperAmiamoci; la serata sarà dedicata alla tarantella e ai canti della tradizione marinara. Seguiranno altri undici giorni in cui il Festival mercato offrirà, tra i banchi di cucina e artigianato di ogni parte del mondo, un programma culturale inesauribile. Le attività per i bambini (come il gioco dell’oca ecologica), le Officine Gastronomiche di Chef Kumalé, il primo Coro delle Badanti (e dei badati) del mondo, i dibattiti sui temi dell’ecologia, della cooperazione, del rapporto tra le culture, tra le genti; e poi letteratura, poesia, e naturalmente teatro, con la compagnia del Suq e molte altre, e musica di ogni genere: dall’Equador all’oriente, dal mondo cantautorale genovese ai Balcani, dal nord Africa alla Turchia, gli artisti si susseguono sul palco in un intreccio ricco e affascinante.
Sarà presente il Ministro per l’Integrazione Cécile Kyenge, domenica alle 18.30; saranno presenti ogni giorno i frati Cappuccini della Cura pastorale Latinoamericana per offrire un momento di ritiro spirituale a chi lo desiderasse, perché Suq è anche il valore del dubbio, anche quello sulla fede; verrà Federico Rampini a portare le sue impressioni sulle differenze tra Oriente e Occidente; arriveranno le Carovane del Deserto in una giornata dedicata al prestigioso Festival au Désert di Timbuktu, in esilio dalla rivolta del Mali del 17 gennaio 2012, e al Festival Taragalte (Marocco). «Il bello del Suq – dice Carla Peirolero – è il contatto fisico con le persone; dopo un momento frontale, di discussione, ci si siede attorno ad un tavolo tutti insieme, si mangia, si balla»: Festival delle Culture, certo; ma anche Festival delle esperienze, della sostenibilità, dei punti vista.
Per il quindicesimo anno, la Piazza delle Feste si apre al mondo e diventa mondo essa stessa; come ha detto una volta la scrittrice Paola Capriolo, «un piccolo mondo che fa pensare a quanto potrebbe essere bello quello grande». Auguri al Suq.
(pubblicato su aringacritica.wordpress.com)

IL SUQ SUL FATTO – 13 – PARLARE DEL VIVERE IN CITTA’

Aspettando il quindicesimo Festival Suq delle Culture (dal 13 al 24 giugno al Porto Antico di Genova) hanno preso il via alla Loggia di Banchi gli “Incontri in Città” organizzati da Suq e Università, momenti di confronto tra operatori sociali e accademici sulle tematiche dell’urbanizzazione.
Abbiamo chiesto a Marco Aime, antropologo e coordinatore del progetto, cosa voglia dire “parlare del vivere in città” oggi.

Cosa vuol dire incontrarsi per “parlare della città”?
L’idea degli Incontri in Città è pensata su più anni. Il tema di questa prima rassegna è “Spazi, luoghi, persone” e nasce da un progetto avviato da don Virgilio Colmegna (fondatore della Casa della Carità di Milano) sul disagio in città; di lì matura una riflessione su Genova. Quello che non viene sempre fatto e che noi proponiamo è mettere a confronto uno specialista teorico e una persona che invece opera sul territorio.

E il pubblico?
Lo spirito di base è portare l’Università fuori dall’Università, a disposizione di tutti i cittadini. Spesso gli atenei non dialogano con la realtà esterna, e altrettanto spesso i cittadini, magari un po’ intimoriti, non si avvicinano neanche alle Università.

Quale concetto dell’ “altro” si vive oggi in città?
Non è il concetto di straniero. “Altro” è il senza dimora, l’omosessuale, il diverso… Mediaticamente il problema degli stranieri sembra quasi che sia scomparso. Nella città odierna tutta una certa umanità è “altra”. Uno degli obiettivi di questo laboratorio socio-accademico è, per esempio, avviare una mappatura dei senza dimora, che in molte città manca.

Genova non è una città facile da guardare nel suo insieme…
Per niente. Intanto soffre di centro storico-centrismo: abbiamo bisogno di fornire ottiche diverse, mappe diverse della città, che pur non essendo grande ha delle periferie lontanissime. Faremo l’esperimento anche divertente di come nei cittadini ci sia una percezione molto sbagliata delle distanze e della conformazione. E’ una città difficile da “immaginare”.

Il distacco tra la vita in città e il rapporto con la natura quali problemi sta causando?
Il principale oggi riguarda i bambini cresciuti unicamente in città, senza contatto con la natura. A Genova per esempio non c’è il “mare” come contatto, chi cresce qui ne ha una scarsissima percezione. Il mondo è solo quello che vedo. C’è poi un problema di recupero di spazi: tutto è organizzato, spazi urbani come cortili e piazzette una volta abitati e giocati dai ragazzini, sono oggi sempre più rari. La partita a pallone spontanea non si vede quasi più, tutto è regolato o interdetto… Curioso che invece molti di quegli spazi siano recuperati in questo senso da stranieri.

Abbiamo dei buoni esempi di urbanizzazione da tenere presenti?
Il primo che viene in mente a Genova è il Porto Antico, che ha ridato alla città uno spazio di ritrovo, di sole per gli anziani, in un’area prima brutta e chiusa al pubblico. Anche il Centro Storico oggi è assolutamente vivibile anche se fatica a scrollarsi di dosso questa immagine di “Bronx”, e mantiene un tessuto sociale vivo. Genova è complicata perché ogni volta che si interviene si lavora su una struttura molto antica. Una buona urbanizzazione è quella che ricrea le piazze come agorà, dove la gente esca. Si è assistito a una privatizzazione delle vite, se si è esce è per andare da qualcuno o a fare qualcosa, l’idea di stare fuori si è persa, la mentalità dell’incontro spontaneo è frammentata. Il paradosso è che oggi le nuove piazze sono i centri commerciali, dove però non si stabiliscono le relazioni. Quelli che erano considerati non-luoghi sono luoghi in tutti i sensi, di individualismo e consumismo. Poi ci sono le piazze digitali, che della piazza hanno la struttura ma non l’incontro, e il cui rischio è di perdere la capacità di relazionarsi.

Vi invitiamo a contribuire alla riflessione e al dibattito su queste tematiche seguendo i prossimi incontri, anche a distanza tramite i video e i tweet sulla nostra pagina Facebook e inviando le vostre foto per il concorso fotografico.Camminiamo insieme verso il 15° Suq Festival delle Culture, informazioni, eventi e laboratori su www.suqgenova.it!
(pubblicato su http://www.ilfattoquotidiano.it – marzo 2013)