Categoria: movimento 5 stelle

Non al denaro…

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Trovo che Luigi Di Maio, a nome degli eletti Cinque Stelle, abbia tutto il diritto di rivendicare le scelte in fatto di stipendi dimezzati e rimborsi e privilegi rifiutati.

Il gioco è abbastanza semplice: se riduci i soldi/privilegi in campo, scoraggi le arrampicate di chi cerca solo quelli.

Allora forse un domani c’è più spazio perché si mettano in gioco persone oneste, che han voglia di dare una mano, senza sospetto (nè prospettiva) di arricchimento personale. Nè di rendita a tempo indeterminato.

Tutto il resto è confronto/scontro politico, di idee, approcci, metodi, obiettivi.

Questa invece è la base, per tutti.

Senza Olimpiadi può iniziare la decrescita

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A parte la nausea per il protrarsi di certi dibattiti da titolone di TG, quando accadono cose ben piú significative e meritevoli di impegno, trovo l’intenzione pentastellata di non candidarsi ad ospitare le Olimpiadi a Roma quanto mai coerente con una linea di “decrescita felice” che nessun’altra forza politica (o sindacale) ha perseguito onestamente in questi anni. Chi sbrodola che “le Olimpiadi portano soldi” – come se fosse questo il senso e il bello di una simile antichissima festa, e non il valore sociale e interculturale delle discipline sportive – si colloca niente piú che nella solida orrida spirale del consumismo vorace, della crescita cieca, senza pensare che magari non abbiamo bisogno di piú soldi, ma di riorganizzare e ripensare il sistema strutturale affinché tutti possiamo vivere meglio con meno soldi, meno acquisti, meno lavoro, meno devastazione ambientale. Rinunciare a grandi eventi con il loro codazzo di speculazioni edilizie, cemento, traffico, caos, inchieste sugli appalti, e via dicendo, potrebbe semplicemente significare la voglia di calma, comunità, dedizione alle piccole grandi necessità del proprio territorio. Siamo giá pieni di risorse e potenzialità sprecate, diamoci tempo per rimettere in sesto quelle. Poi se piace faremo anche le Olimpiadi. Magari quando, come era in principio, avranno la capacità di interrompere ogni conflitto in corso nel mondo conosciuto.

Sale della terra – Appunti Alessandrini

di Giacomo D’Alessandro – pubblicato su Appunti Alessandrini

Come si inizia un intervento sulla politica?

Facendo presente che la mia generazione (classe 1990) è cresciuta associando la parola Politica alla parola Berlusconi? Provando a spiegare la buona accoglienza che il fenomeno “5 stelle” ha riscosso da subito nelle generazioni under 30? O semplicemente chiedendo conto alle generazioni più adulte di come si sia arrivati allo stato attuale, non tanto della politica quanto dell’omologazione al sistema dominante?

Ho molto apprezzato l’intervento di Marco Ciani, parco di ricette, gravido di domande, che evidenzia tanto una preparazione e una passione quanto una capacità umile di aprire e condividere spunti nodali. Sullo stato in cui versa la Politica, da parte mia, viene da dire che è in maniera speculare lo stato in cui versa la Cittadinanza. Anzi, a onor del vero sarebbe meglio dire che le energie migliori perlopiù rimangono spese nella Cittadinanza, ma non han più voglia né interesse a “sporcarsi” o “sprecarsi” nella politica. Dove peraltro non riescono quasi mai a declinarsi, a tradursi. Sarà che le pachidermiche strutture partito hanno nel tempo generato forti barriere all’accesso, discutibili (quando non vergognosi) criteri nella selezione, poca capacità di coivolgimento, ma anche e soprattutto un alone di sempre più rarefatta credibilità.

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Il reddito di cittadinanza, le menzogne di Repubblica e l’arma rivoluzionaria del voto

Qualche giorno fa si svolgeva la marcia per il Reddito di Cittadinanza promossa dal Movimento 5 Stelle ad Assisi. Se questo tema cruciale (sposato anche da figure di riferimento come don Ciotti, e che risolverebbe metà delle castronerie politiche discusse negli ultimi anni) è ormai … Leggi tutto Il reddito di cittadinanza, le menzogne di Repubblica e l’arma rivoluzionaria del voto

A RIVEDER LE (CINQUE) STELLE. IL MIO ARTICOLO SU APPUNTI ALESSANDRINI

Alcuni giorni fa con Agostino Pietrasanta e don Walter Fiocchi ci siamo ritrovati a parlare del fenomeno Movimento 5 Stelle mettendo a confronto visioni e percezioni diverse per appartenenza generazionale e percorsi di vita. Dato per ovvio che dal basso dei miei 23 anni non sono rappresentativo di nessuna categoria, gruppo o esperienza, mi incuriosisce vedere come, a partire da idee e valori perlopiù affini, ci si trovi su atteggiamenti quasi opposti rispetto alla new entry politica targata 5 stelle. A cosa è dovuto un qual certo favore di molti giovani verso la neonata avventura politica, a cosa il netto rifiuto e squalificazione che spesso si incontra in generazioni più adulte, solitamente con esperienze politiche alle spalle?

IL VOTO DI IERI E LE SPERANZE DI DOMANI (di MV)

tratta da giornalettismo.com
di MV

All’indomani dell’esito delle elezioni politiche 2013 in Italia proporre un commento da parte di una persona dedicata alla parte più “politica” di questo blog mi sembra non tanto un’ovvietà quanto un atto semplicemente dovuto. 
È diventato ormai un luogo comune dire che queste elezioni rappresentano un’anomalia nella storia della politica nazionale, in realtà non tanto per il risultato in senso stretto (l’ingovernabilità aveva già vinto con Prodi nel 2006) quanto per l’offerta politica in campo. Ma l’anomalia è anche l’occasione di queste elezioni, la sfiducia ad un governo tecnico salito in seguito alla sfiducia di un governo istituzionale. Si potrebbe concludere che in Italia vi sia un problema di fiducia nel prossimo in generale.

Hanno vinto tutti, e non ha vinto nessuno. Questo è quanto. Ma ha vinto, soprattutto, come si diceva, l’ingovernabilità; situazione matematica del pareggio elettorale. Tuttavia, il problema si pretende risolto dall’assegnazione del premio di maggioranza più generoso d’Europa che ha dato la maggioranza dei seggi alla coalizione di centro-sinistra alla Camera, risultato azzerato dalla maggioranza dei seggi al centro-destra al Senato.

Cercando di lasciare fuori dalla porta il senno di poi, non si può non dire qualcosa sui capi vincitori e le loro politiche elettorali. Partiamo da Berlusconi: al momento del passaggio del testimone ad Alfano l’elettorato pidiellino si era dato alla macchia e alla tundra siberiana, da quel momento nessuno lo aveva più visto. Poi, nell’ottobre 2012 accade il miracolo per alcuni e l’incubo per altri. Dopo l’ennesima dichiarazione sbugiardata Berlusconi si ricandida riponendo il povero Angelino nel cassetto da dove lo aveva tirato fuori. Personalmente avevo immaginato un manifesto elettorale che potesse rappresentare alla perfezione questo revival, ma non credo che al Pdl sarebbe stato preso in considerazione: un’immagine del Cavaliere calato nell’armatura di Aragorn mentre guarda minaccioso gli avversari brandendo in alto la spada che un tempo sconfisse Sauron l’Oscuro Signore, con sotto la scritta a caratteri cubitali “IL RITORNO DEL RE – Berlusconi Presidente”. Il Cavaliere ha saputo ricostruirsi una base di consensi su una semplicissima manovra: il voto di scambio. Il punto più basso che un politico possa toccare.

Su Bersani non c’è molto da dire se non che anche questa volta ce l’aveva quasi fatta. A perdere. Dopo l’abdicazione del Kaiser Silvio e la vittoria alle primarie su Renzi, il PD è semplicemente sparito, scomparso dalla scena politica italiana. La sua governancedella stasi, dell’immobilità, dell’attesa, del nulla ha a dir poco affossato l’elettorato di sinistra determinando la principale causa della sua “sconfitta”. O meglio, hanno vinto, come ha detto subito Letta. Il punto è che ci vuole una certa dose di coraggio e di disonestà intellettuale nel dire che Pirro ad Ascoli Satriano ha sconfitto i romani.
Ma dove ha fallito Bersani è riuscito Grillo. Se il primo, infatti, non ha saputo leggere, insieme ai suoi vertici, la situazione socio-politica del Paese, è stato sicuramente più capace in questo il secondo. In un momento in cui la parola d’ordine è rinnovamentoun leader deve capire che non può più proporre la vecchia politica sindacale di partito, tenuta in piedi da nemici immaginari e sogni sfumati.

Tornando a Grillo, che si può dire? Un risultato che trascende le previsioni e le speranze dello stesso Grillo e del Movimento 5 Stelle. Certo, per il bene del Governo si potrebbe dire che, forse, di voti ne ha presi anche troppi. Un 20% al posto di un 25% con un 5% in più al centro-sinistra avrebbe significato un ruolo di opposizione altrettanto efficace per il Movimento e una garanzia di stabilità al PD. Ma come tutti i ragionamenti politici fondati su periodi ipotetici del terzo tipo, anche questo lascia il tempo che trova. Quello che la configurazione politica offre oggi è una grande incertezza, una profonda inquietudinesu tutta la società italiana. Credo sia importante, tra gli elettori di Grillo, distinguere tra quelli che lo hanno votato fino in fondo e quelli che, all’indomani del voto, si sono detti “cavoli, però forse ne ha presi un po’ troppi, e ora come facciamo?”. Lo dico perché non si può gridare all’esasperazione e abbassare la voce quando è il momento di fare sul serio. Ad ogni modo, non credo neanche siano così fondati nemmeno quei timori d’incompetenza politica che fanno il cavallo di battaglia degli anti-grillo. Anche e soprattutto perché non sono al governo, mentre nell’umore collettivo se ne parla come se si parlasse dell’esecutivo.
Ad ogni modo, se non la diamo adesso la fiducia a queste persone, a questi volti nuovi che hanno reso il nostro Parlamento il più giovane d’Europa, quando gliela diamo? Quello che voglio dire è che occorre partire da una ridefinizione dei concetti, come appunto quello di “esperienza politica”.

Voglio chiudere con alcuni consigli al movimento di maggiore opposizione che ci sia in Italia. Le sole speranze che hanno i suoi membri per farlo diventare qualcosa di più di un abbaglio momentaneo sono due condizioni: che facciano bene di fronte all’incredibile possibilità che il Paese gli ha dato e che Grillo rinunci alla sua creatura facendosi da parte. Se così non fosse ci saranno ottime probabilità che il movimento imploda su se stesso. Al contrario, chissà, una distanza dagli atteggiamenti più autocratici di Grillo potrebbe tradursi in un notevoleallargamento della sua base elettorale.
Una cosa è certa: ormai nessuna forza politica potrà più far finta di niente e ignorare le nuove istanze di pulizia, trasparenza e onestà promosse dal Movimento. Amici, se questo sarà l’inizio di un nuovo corso della politica italiana, di un nuovo modo di fare politica, allora ben venga. Non ho nulla da obiettare. L’Italia ha un problema di forma prima ancora che di contenuto.



*MV è lo pseudonimo scelto da un amico di FiatoCorto che inizia oggi a collaborare a questo blog. Da poco ottenuta la laurea triennale in Filosofia all’Università di Genova, MV ama pensare, dialogare, studiare e scrivere, sia racconti di vario genere sia argomenti filosofici. Ci suggerirà in particolare alcuni spunti che a partire dall’attualità vanno a toccare concetti e ragioni più profonde e per questo alla base di ogni comprensione.
Post dello stesso autore

IL M5S RIMETTA GRILLO AL SUO POSTO O MORIRA’

Lettera aperta agli iscritti al Movimento 5 Stelle

tratta da beppegrillo.it
E’ questione di buonsenso rendersi conto che questo è un momento decisivo per il Movimento 5 Stelle. Chiamato nel breve termine a fare il lungo salto verso il Parlamento e a una dimensione nazionale, può riuscire a plasmare i suoi punti di forza in una metodologia collettiva di confronto, decisione e battaglia politica, ma può anche restare impantanato nella paura di “perdere il controllo” di se stesso, disgregandosi soprattutto in una polarizzazione sempre maggiore tra la metodologia di lavoro delle basi e quella scelta di volta in volta dal “vertice garante e ispiratore”.
Da una parte è comprensibile come in questi passaggi delicati l’ispiratore e promotore Beppe Grillo insieme al suo team di comunicazione e collaboratori non vogliano permettere che tutto sfugga dalle mani prima di aver approntato la tanto agognata “piattaforma online dove uno vale uno”.
Dall’altra è nient’altro che un continuo danno che una serie di decisioni, in merito a espulsioni e regole di attuazione del Non Statuto, vengano prese e comunicate in maniera fredda o aggressiva, senza sufficienti giustificazioni, ma soprattutto senza possibilità di dialogo tra base e blog. Ogni volta che questo succede, è un danno e una crepa anche relazionale che va ad accumularsi e che prima o dopo fratturerà il Movimento (proprio quello che si vorrebbe ora evitare in vista delle elezioni).
Il Movimento 5 Stelle è qualcosa di straordinario: nulla di simile si è visto in Italia e forse in Europa in questi anni. Con i media contro, senza finanziamenti, senza istituzioni, senza poteri forti si è plasmato con cittadini semplici e pochi saldi punti sui quali ha iniettato “a forza” delle innovazioni nella prassi politica, che il resto della società non ha saputo rendere: sui costi della politica, sulla trasparenza delle istituzioni, sul ricambio generazionale, sulla partecipazione civile e civica alla società fin dalle piccole cose, sulla priorità dell’ambiente, sullo sfruttare le potenzialità della rete come risorsa della conoscenza e della comunicazione. Il Movimento è stato pioniere e precursore dell’aver portato in primo piano con efficacia queste tematiche, di averne mostrato l’attuabilità, di esservi stato coerente.
Beppe Grillo ha suscitato e stimolato in modo unico questo percorso negli anni. Come ha riconosciuto Flores D’Arcais (non certo un suo fan) si tratta dell’unico fenomeno di protesta tra i molti nati sotto Berlusconi che sia riuscito a sfociare in una proposta politica. Certo non completa, non esaustiva, non definitiva. Ma che ha spinto i cittadini dalla protesta online all’attivarsi in piazza, da lì a servirsi degli strumenti costituzionali (leggi popolari e referendum) per cambiare alcune cose, da lì a farsi direttamente protagonisti tramite liste civiche, e poi Movimento politico. Beppe Grillo ha dato quella visibilità e quegli strumenti necessari a un simile impensabile successo.
La funzione migliore che ha e deve mantenere il Movimento è quella di essere “funzionale” a far cambiare, maturare, rinascere le altre forze politiche. Costringerne il ricambio, costringerle ad assumere i contenuti e le prassi del Movimento sui temi detti sopra. E’ già accaduto, sta già accadendo. La vittoria è nel momento del “contagio” degli altri, più ancora che nella loro soppressione. E’ nel portare cittadini alla deriva o arrabbiati a impegnarsi nuovamente, per cambiare da protagonisti, più che nell’alimentare un esercito di “bulldozer” senza capacità critica all’opposto.
I recenti avvenimenti mostrano chiaramente che il Movimento è a rischio: arroccarsi dietro a Grillo sempre e comunque, contro tutto e tutti (anche i propri membri), o discernere con lucidità, e con uno sforzo enorme darsi quei punti fermi mancanti per evitare l’implosione. Beppe Grillo è una risorsa straordinaria, ma non ha le caratteristiche del garante. Continua sempre più a perdere fiducia in un ruolo che non è il suo e non sa gestire, umanamente e praticamente. E’ un libero predicatore, un comico, un ispiratore, un canale di visibilità, uno che dà entusiasmo, creatività, colore, idee e scrolloni. Ha la nostra fiducia in questo ruolo, non in quello di capo politico o di garante.
Per questo è decisivo che il Movimento non faccia passare l’espulsione di Giovanni Favia e Federica Salsi senza una grande reazione collettiva di buonsenso e intelligenza, tale da rimettere Grillo al suo posto, al suo ruolo originario. E quindi da attivare procedure diverse di garanzia sul Non Statuto e i processi decisionali interni. Se questa poteva essere una prospettiva graduale, ora è un imperativo: le ultime espulsioni, ingiustificate e seguite a un video di un Beppe nervoso e inaccettabile contro i suoi stessi membri, saranno da subito un boomerang ad ogni livello: interno, elettorale, relazionale, di fiducia ma anche di speranza.
Il Movimento è un patrimonio, e non è mai stato invano. Ogni azione che lo riguarda in questi mesi e nei prossimi è decisiva. Con questo video e queste espulsioni Beppe Grillo si mostra definitivamente agli occhi di chi ha buonsenso e vuol bene al M5S come inadatto al ruolo che si è dato. Ora sia il Movimento a dargli il ruolo giusto. Il livello nazionale ne esce già abbastanza compromesso da suscitare molta diffidenza. Se si perde questa occasione, è l’inizio della fine del Movimento 5 Stelle, la fine totale in quanto soffocamento del suo spirito libero vincente.
Giacomo D’Alessandro, 22 anni, studente, Genova