Categoria: musica

Il Suq sul Fatto – Xena Tango, intervista a Roberta Alloisio

 
Sta già avendo i primi successi il terzo disco della cantante Premio Tenco Roberta Alloisio, storica collaboratrice di Suq Genova e coordinatrice delle nostre attività formative sull’intercultura attraverso laboratori teatrali e musicali. Abbiamo chiesto a Roberta di raccontarci come nasce e cosa ci fa scoprire questo viaggio tra musiche e culture, assolutamente originale nel panorama attuale della musica italiana, appena uscito per Cni Unite.
 

ONLINE LA PAGINA DELL’ALBUM "ANDATA E RITORNO"

Logo disegnato da Anna Lanaro
Da qualche giorno potete collegarvi alla pagina Facebook “Andata e Ritorno. Un viaggio hobbit in musica” per seguire passo passo la produzione dell’album musicale, un sentiero di testi e musiche ispirati allo Hobbit di J.R.R. Tolkien, che vede la collaborazione artistica e tecnica di tanti giovani amici e di alcuni ospiti d’eccezione. L’album vedrà la luce nei prossimi mesi, vorremmo condividere con voi questo percorso intenso e ricco di “viaggio-incontro” attraverso foto, video, racconti e anticipazioni…
La Via prosegue senza fine!
Giacomo e altri viandanti

ARRIVANO I BLUES SKIN. GIOVANI, GENOVESI, BLUES

ARRIVANO I BLUESSKIN. GIOVANI, GENOVESI, BLUES

Tre ventenni in esordio a Genova, tra cover classiche, riarrangiamenti e brani inediti, rinnovando un genere che non accenna a passare di moda.
Entro in sala prove, una sera come tante, e mi siedo ad ascoltare. Il nome lo dice, ed è proprio così: senti il blues sulla pelle, nell’avventura cominciata da Francesco Rebora (22 anni), chitarrista acustico ed elettrico, con Mattia Ciuffardi (21) alla batteria e Alessio Dalì (22) al basso. Studiano all’università, studiano il loro strumento, e dopo sette mesi di prove sono pronti a esordire “a tutto blues”.
Trasmettere un genere classico e storico che, nel panorama genovese che “del mestiere” può vantare notevoli esponenti di tutte le età, non è un gioco da ragazzi, ma una vera sfida, specie di fronte al pubblico delle nuove generazioni.
“Oltre alla passione di fondo c’è anche la voglia di far riaffiorare questo genere che da molti è giudicato noioso, spento e – per la maggior parte delle persone – sconosciuto” spiega Francesco. “Anche se di fatto la gente non sa che è l’origine di quasi tutta la musica che si ascolta oggi”.
Il repertorio non manca di sorprendere attingendo a brani e generi che circondano il blues in senso lato, dal funky, al rock, al rock’n roll, rivisitando artisti di fama mondiale come John Mayer e Jimi Hendrix, Matt Schofield e Freddy King, e ispirandosi anche a concittadini come Paolo Bonfanti e il giovanissimo Daniele Franchi.
In scaletta persino alcuni inediti a rinfrescare e dimostrare che, con lo spirito e le idee giuste, il blues è tutt’altro che vecchio e, con poco, ha tanto da emozionare.
Il BluesSkin Trio si prepara per la sua prima performance live, dando appuntamento ad amici e appassionati per la serata di venerdì 11 maggio presso l’Ostaia da u Seppu (Gazzolo, Campomorone).
E a sentirli, sarà solo l’inizio.
(pubblicato su mentelocale.it – maggio 2012)

METTI UNA SERA A PAVIA…

Facciamo l’ipotesi, solo l’ipotesi, che un gruppo di ragazzi universitari unito in associazione studentesca si metta a organizzare un evento autofinanziato e autogestito, ad esempio un concerto per gruppi studenteschi, con l’idea di valorizzare i talenti giovanili e offrire uno spazio sano e sociale di divertimento alle decine di migliaia di giovani propri di una città universitaria.

E ipotizziamo che questo evento riesca bene una, due, tre volte, anno dopo anno. Ma anche che l’amministrazione in questione, vuoi per diversa sensibilità politica rispetto all’associazione, vuoi per un’inspiegabile indifferenza al bisogno di spazi significativi giovanili, si ponga sempre più antipaticamente nei confronti degli organizzatori, mettendo cavilli e bastoni tra le ruote a livello burocratico, di permessi e di spazi.

Immaginiamo – follia! – che a un certo punto, all’ennesima (letteralmente) edizione del concerto (o concorso? Immaginate come vi pare), l’amministrazione ardisca minacciare gli studenti: se alla mezzanotte precisa non cessa ogni attività musicale, sanzioni penali immediate.

Dovesse verificarsi mai tutto ciò, cha ha già un che di sbalorditivo, immaginate che al contempo questa amministrazione soffra da tempo di notevoli problemi e sospetti in relazione alla criminalità organizzata (che ne so, la ‘Ndrangheta). E che il suo sindaco sia stato oggetto di richieste di dimissioni a causa di sue relazioni con personaggi chiave arrestati e accusati di corruzione, concorso esterno e via dicendo. Che tutto ciò sia basato e rafforzato da una persistente letteratura e attività giudiziaria, le quali gettino continue ombre sul livello di legalità, infiltrazioni e collusioni della classe politica, dirigenziale e amministrativa della cittadina.

Avete fatto uno sforzo di fantasia? Siete riusciti a calarvi nel contesto?
Bene. Ora trasferitevi con la mente a questo fantomatico concerto e immaginate, alla fine della bella serata con oltre 500 studenti ad ascoltare i gruppi in concorso, che un minuto dopo – un minuto! – la fine della musica, a mezzanotte e cinque, due signore di mezz’età si materializzino davanti al palco e chiedano i documenti a quattro ragazzi che stanno intonando un coretto ai musicisti.
Le due si rivelano come poliziotte, mettono mano ai verbali e prendono a compilare una multa per schiamazzi di 150 euro ciascuno ai quattro intimiditi.

Immaginate ancora, in ultimo, che queste due siano travestite in maniera giovanile per mischiarsi al concerto, non in borghese come andrebbero in giro di sera in centro città. E dunque che il loro intervento risulti se non altro premeditato. E che si mostrino sorde a tutte le obiezioni degli organizzatori sopraggiunti: come è possibile fare multa per schiamazzi svolti durante un concerto-evento con tutti i permessi necessari? Allora vanno multate tutte le centinaia di giovani presenti in piazza…

Figuratevi un atteggiamento ripetutamente provocatorio e aggressivo da parte di due rappresentanti delle forze dell’ordine, mentre procedono con una multa insensata a giovani studenti, di fronte ad altri poliziotti sopraggiunti in divisa allibiti e imbarazzati, ma silenti.

Facciamo l’ipotesi, solo l’ipotesi, che tutto questo sia successo. Sentireste rinnovata la vostra fiducia nelle istituzioni e nelle forze dell’ordine? La sanzione vi convincerebbe che andare a un concerto in piazza e divertirsi e cantare è roba da evitare, in quanto passibili di “schiamazzo”? Come giovani vi sentireste appoggiati e incoraggiati, ancor più in un tempo di crisi, riguardo alle vostre potenzialità e agli spazi significativi che meritate?
Ma soprattutto quanto vi inquieterebbe un’amministrazione che, sospettata di collusioni e illegalità (in parte comprovati dalla giustizia), minaccia un evento studentesco al quale poi, guarda caso, succede quanto raccontato?

Per fortuna è solo un’ipotesi.

(maggio 2012 – pubblicato su DireFareBaciare)

MADRID JMJ 2011 – Episode 16: la Messa mondiale della gioventù

di Giacomo D’Alessandro
col contributo di Alessandro Romi  
16. LA MESSA DELLA GIOVENTU’, TRA LATINO E CORALE
   La mattina dopo ci svegliamo a Cuatro Vientos che il sole non è ancora così alto e caldo. Un risveglio graduale della spianata, con un chiacchiericcio di fondo mai dismesso e molte persone che continueranno a dormire ancora un’ora o due. Colazione con il sacco pic-nic ritirato ieri, qualche giro qua e là a salutare gli amici, qualche coraggioso che tenta di raggiungere i bagni ai limiti della spianata, e l’aria nuova del mattino a rinvigorire le membra per un nuovo giorno da trascorrere molto molto stretti (e al caldo, fra poco).
Alle dieci prevista la messa. Dagli altoparlanti viene chiesto di togliere tutte le tende e ridurre gli spazi (cosa già impossibile) per fare posto a tutti i pellegrini giunti solo ora per la celebrazione e quindi ancora da far entrare nell’aeroporto. Cose da pazzi. Contro ogni legge fisica.

Seguire la messa è ben più semplice che seguire la veglia sotto la bufera. Ascoltiamo gli interventi di Rouco Varela, Vescovo di Madrid, che introduce e saluta il Papa; poi il saluto del Papa stesso che si augura siamo riusciti a dormire almeno un po’ dopo la serataccia. Piacevoli anche le preghiere e i saluti di rappresentanti di paesi diversi da tutto il mondo.

   La celebrazione in sé, notiamo, sembra un film, uno spettacolo teatrale più che una cena del Signore partecipata da tutti: tanto latino, tanta orchestra con musiche classiche e corali. Se questa vuol essere una messa della gioventù mondiale, “cattolica” appunto, perché propone molte formule e preghiere in una lingua non più parlata e non più universale da almeno un millennio? Si obietterà: il latino è la lingua della Chiesa. Ma non esiste una lingua della Chiesa. La Chiesa non è un gruppo linguistico, è un’assemblea universale di popoli e culture diverse. Il dono delle lingue i discepoli lo ricevono con la Pentecoste, e sarà poi valorizzato in tutte le comunità successive. Gli originali della Scrittura che a noi pervengono, se proprio vogliamo essere “tradizionali”, sono in greco. E probabilmente basati su testi in aramaico. Non c’è dunque una lingua della Chiesa. La lingua è uno strumento per diffondere il logos, e in quanto strumento deve riuscire a trasmettere. Quante persone in questa piana conoscono e capiscono il latino? Ad una messa universale dei giovani non sarebbe forse meglio utilizzare l’inglese come lingua comune?

   Quello dei canti liturgici è un altro aspetto che ci lascia perplessi: nulla contro la musica sinfonica e orchestrale, peraltro splendida, suonata e cantata ineccepibilmente da tanti giovani musicisti e coreuti, che costituisce i canti della messa. Ma è questa la musica dei giovani, qualunque sia la provenienza, oggi? O non è forse molto più facile sentire qualche chitarra, qualche percussione, provenire da una celebrazione giovanile? E se questa vuole essere una giornata, una celebrazione dei giovani di tutto il mondo, non sarebbe più adeguata altra musica, altri canti?