Categoria: politica

Caro Sindaco, conosce Forte Tenaglie? – LaPiuma

di Giacomo D’Alessandro, Emilio Parodi*


forteChi parla del Forte Tenaglie come di un vuoto rudere, senza citare l’enorme lavoro che in questi anni lo ha già reso fruibile alla cittadinanza e a progetti sociali, o è in malafede o non sa di cosa parla. E se è vero, come riporta oggi Stefano Origone su Repubblica, che parlando di riqualificazione dei forti il Sindaco Marco Bucci avrebbe messo sullo stesso piano Begato, Puin, Tenaglie e Sperone, sarebbe forse l’ora che il primo cittadino rispondesse ad uno degli inviti che abbiamo fatto nei mesi passati e venisse a conoscere di persona la situazione. Per rispetto dei molti elettori (anche suoi senza dubbio) che ogni settimana salgono al Forte in virtù di uno dei tanti progetti che lo hanno rianimato, ma anche per rispetto delle decine di professionisti, volontari e operatori privati e pubblici che in questi ultimi 8 anni vi hanno lavorato, spesso a titolo gratuito, in nome di una visione e di un sogno collettivo: dare casa e famiglia a minori in affido, e restituire il Forte alla città di Genova con una pluralità di iniziative.

Che sia di un giornalista o di un esponente delle istituzioni, la disattenzione ci innervosisce non poco: siamo stanchi di decenni di parole, articoli, annunci, sopralluoghi, funivie, teleferiche, cremagliere, emiri con supermega finanziamenti, soldi buttati al vento. Vogliamo parlare del disastro del Begato, ristrutturato a suon di milioni e poi lasciato ai vandali senza alcuna visione? Per quanto riguarda il Forte Tenaglie, il progetto “Forti/e insieme!!!” de La Piuma onlus lo ha riportato alla luce in tempi brevi dopo cinquant’anni di totale abbandono e chiusura. Basta una chiamata agli uffici competenti del Comune di Genova per averne cognizione. Già da qualche anno vi si realizzano visite guidate per la cittadinanza, giornate conviviali per le famiglie, incontri e raduni di associazioni, attività educative, appuntamenti artistici. Già da qualche anno vi dimora la Casa Famiglia, accreditata presso lo stesso Comune. Vi lavorano in un’atmosfera famigliare soggetti fragili da vari ambiti del sociale, oltre a tantissimi volontari da tutta la città. Grazie alla nuova gestione, il Forte è entrato con naturalezza in tutte le manifestazioni cittadine legate al rilancio del Parco delle Mura, e ancora lo farà quando possibile. Nè si ferma la progettualità, le raccolte fondi, il contributo di professionisti per raccontarne il valore e portarne avanti il recupero, zona per zona, progetto per progetto. Un’esperienza unica nel suo genere, trainata da una precisa formula di recupero, ben diversa dall’approccio utilizzato negli anni per altre strutture cittadine e delle mura, e che consegna oggi a Genova un altro fiore all’occhiello che altrimenti starebbe ancora marcendo, destino piuttosto diffuso in questa città.

Altro che “Più lontana, ma comunque fattibile in tempi relativamente brevi, la valorizzazione degli altri tre: Tenaglia…” come scrive Stefano Origone! Il Forte Tenaglia è, adesso, anzi, da 8 anni a questa parte, una realtà!

Caro Sindaco, la aspettiamo volentieri per condividere lo stato dell’arte e i progetti futuri, ben disposti a collaborare per il rilancio del Parco delle Mura. Può venire quando vuole. Anche se non c’è un red carpet. Estendiamo l’invito anche al dottor Stefano Origone di Repubblica. Per tutto il resto, c’era Google.

* volontari La Piuma onlus

Associazione La Piuma onlus

Annunci

Agenda 2030: e tu cosa puoi fare? – laGuardia

di Giacomo D’Alessandro

pubblicato sul numero 2/2018 del mensile laGuardia

 

Note sparse per centrare l’obiettivo…

 

*1. Rimetti in circolazione tutto ciò che usi? Siamo abituati a definire la povertà come mancanza di potere d’acquisto. Ma oggi tanti beni di prima necessità si possono trovare grazie a strumenti di baratto, scambio, regalo, compravendita dell’usato. Per questo è importante non accumulare nelle proprie case beni inutilizzati, ma rimettere in circolazione tutto ciò che non ci serve e potrebbe servire ad altri. Per esempio utilizzando le pagine Facebook “Te lo regalo se te lo vieni a prendere” relative al proprio territorio. Così sarà più semplice per chi non ha denaro sufficiente procurarsi beni di uso comune e beni specifici.

 

*2. Sostieni gli agricoltori etici della tua zona. Cosa c’entra con la lotta alla fame? Molti paesi in via di sviluppo non riescono ad autoprodursi il cibo necessario perché grandi estensioni di terra sono dedicate a monoculture da esportare in occidente. Anche il fenomeno del land grabbing (paesi ricchi che comprano terra nei paesi poveri) è dovuto a questo export sproporzionato. Nel mentre, tantissima nostra campagna giace incolta e abbandonata. Se imparassimo a comprare prodotti del territorio, aumenterebbe chi trova convenienza nel riprendere a coltivare la nostra terra, diminuirebbe l’importazione e quindi le monoculture, aumenterebbe la nostra qualità dell’alimentazione e in generale aumenterebbe la quantità potenziale di cibo prodotto nel mondo. Ma perché agricoltori “etici”? Perché anche se a km zero, un’agricoltura non sostenibile alla lunga compromette la produttività dell’ambiente.

 

* 4. Leggi e ti informi sulle sfide attuali? Anche se non hai nulla a che fare con il sistema scolastico, è fondamentale il tuo impegno per una auto-formazione costante. Troppe nozioni la scuola non riesce a dare sul funzionamento della società contemporanea. Di fronte alle sfide complesse e al bombardamento mediatico cui tutti siamo sottoposti, c’è  un forte bisogno di studio e di aggiornamento. Alcuni esempi. Usiamo tecnologie di cui spesso non conosciamo i meccanismi e le implicazioni. Ci facciamo idee sballate (per esempio sui fenomeni migratori) perché riceviamo informazioni superficiali. Siamo governati da un sistema economico finanziario di cui nessuno ci spiega chiaramente il funzionamento, cause e conseguenze.

(altro…)

Quando c’era lui

luke - ogni parola sbagliata

Mi manca a volte Luke Skywalker. Poco fa ad esempio, sulla corriera, gli occhi mi si chiudono dal sonno. Scatto su alla parola “Mussolini”. È l’autista che parla con una ragazza seduta davanti. Prima che perdessi i sensi stava elogiando la vecchia educazione contadina, quando ai bambini si risparmiavano le eccessive ansie e vizi che oggi li tengono in una stupida campana di vetro. Poi mi sono perso…

” Quando c’era Mussolini”, dice il ragazzo, “il quale – checchè ne dicano – di cose ne ha fatte, qui volevano fare una serie di dighe e trasformare la valle in un bacino idrico. Avrebbero sepolto tutti i paesi sul torrente, ma li avrebbero rifatti altrove, e ci avrebbero dato un sacco di soldi. In Trentino ci sono bacini così, in uno si vede il campanile che spunta dal lago e ci vanno apposta migliaia di turisti. Mio nonno aveva firmato a favore, sarebbero arrivati tanti soldi. Poi è andata com’è andata e non si è fatto niente. E oggi la valle sta morendo…”

Avevo una discreta serie di obiezioni che si affollavano nella testa. Ma poi ho pensato a Luke Skywalker, e ho sentito vibrare in me la forza di una sintesi molto più calzante: “Incredibile. Ogni parola che hai detto è sbagliata”.

Tutto quello che vedete al telegiornale è falso – LiguriTutti

Mi incarognisce particolarmente constatare quante persone ancora (e sottolineo ancora) si formino delle opinioni a partire da ciò che vedono in televisione. Per essere precisi, nel contenitore informativo principe della televisione: il telegiornale. Si dovrebbe condurre un’operazione di pubblicità progresso (e onestà intellettuale) a tappeto, gridando in ogni angolo d’Italia per un mese di fila una sola, irrinunciabile verità: “tutto quello che vedete al telegiornale è falso”.

No, non si tratta di complottismo, nè di ideologia o di posizionamento politico. Dico che è falso nel senso che è incompleto. Questa formula del TG che dura mezzora, fatto di titoli e di servizi che durano 3 minuti ciascuno, rende palese, strutturale la semplificazione e l’incompletezza dell’informazione. Possiamo oggi, di fronte all’ampia gamma di strumenti informativi che ormai abbiamo a disposizione, ammettere che quello del TG è forse il peggiore? Peggiore in quanto uno dei più potenti: è il principale riferimento quotidiano per milioni di persone che si sono abituate, assuefatte all’idea che quello sia un canale informativo affidabile; inoltre ha un enorme potere, che non è quello di dire le bugie (siamo seri!) ma quello di “selezionare” le notizie da riportare ogni giorno. E qui torniamo al punto: il problema non è quello che il TG dice, ma quello che NON dice; e la quantità di persone che lo guardano quotidianamente convinte di essersi fatte un’idea del mondo.

In pieno caos da fake news (da un lato) e da saturazione informativa (dall’altro), possiamo fare un passo indietro, onestamente, ed ammettere che sarebbe meglio informarci meno, ma informarci a fondo? Quella mezzora serale non sarebbe più utile impiegarla a leggere una sola inchiesta sui campi di detenzione dei migranti in Libia? O a seguire mezzora di seduta della Camera che discute la legge sul whistleblowing? Vale anche per le soft newsAbbiamo strumenti di approfondimento di grandissima qualità: penso a svariate riviste e mensili, a qualche portale online, a specifiche newsletter tematiche, o a documentari inchiesta. In molti casi li stiamo lasciando morire nella generica crisi dell’editoria perché i primi a non stare più a galla sono proprio gli strumenti che non hanno grandi gruppi economici alle spalle, ma che sono nati e sostenuti da passione, gratuità, competenza, libertà di critica. Dall’altra parte, persino nell’era di Internet e delle molteplici fonti a disposizione immediata, ce ne stiamo di farci tutti i giorni un’idea superficiale (e sbagliata) su poche cose del mondo (spesso le meno rilevanti e interessanti) attraverso qualche minuto di telegiornale.

Dovrebbe essere ormai un mantra assodato: tutto quello che vediamo nei telegiornali è falso. Falso nel senso che è incompleto. E non lo dico io, tirandomela da sapientone. Lo ha detto molti anni fa la Sentenza Decalogo della Cassazione del 1984 sui limiti del diritto di cronaca. Ripassiamo:

La verità dei fatti, cui il giornalista ha il preciso dovere di attenersi, non è rispettata quando, pur essendo veri i singoli fatti riferiti, siano, dolosamente o anche soltanto colposamente, taciuti altri fatti, tanto strettamente ricollegabili ai primi da mutarne completamente il significato. La verità non è più tale se è “mezza verità” (o comunque, verità incompleta): quest’ultima, anzi, è più pericolosa della esposizione di singoli fatti falsi per la più chiara assunzione di responsabilità (e, correlativamente, per la più facile possibilità di difesa) che comporta, rispettivamente, riferire o sentire riferito a sé un fatto preciso falso, piuttosto che un fatto vero sì, ma incompleto. La verità incompleta (nel senso qui specificato) deve essere, pertanto, in tutto equiparata alla notizia falsa.

La verità incompleta deve essere equiparata a una notizia falsa. Ci rendiamo conto? E non è forse il telegiornale la formula più equivoca, semplificatrice, incompleta di informazione diffusa nel nostro Paese? Sono stanco di sentire discorsi “da bar” fatti da amici, conoscenti o anche sconosciuti che si sono fatti imboccare da un telegiornale, convinti di essere in buona fede. Gente che parla di immigrazione senza aver mai potuto ascoltare una panoramica completa e fruibile, dati alla mano. Gente che parla di politica senza aver mai potuto ascoltare il testo di una legge o seguire i lavori del Parlamento. Gente che parla di estero senza aver mai letto un’inchiesta competente e approfondita su un teatro di guerra. Ma ancora peggio, gente che parla di notizie inesistenti, inaugurate dalla perversa selezione dei telegiornali: “l’emergenza stupri”, “l’emergenza femminicidio”, “l’emergenza stranieri criminali”, “l’emergenza sindaco pasticcione che non ne azzecca una”, concentrando senza motivo l’attenzione su fatti che accadono tutto l’anno, senza mai fornire un contesto completo e un’analisi approfondita che dia loro il giusto peso. E peggio, facendo “distrazione di massa” da problemi e questioni ben più importanti, che non trovano mai posto nella narrazione main stream, perché gli spazi notizia sono occupati da spazzatura malconfezionata…

Continua a leggere su LiguriTutti

Satira, tutte le puntate de L’Opinionista

 

Una satira spontanea sull’opinionismo, il mestiere dominante tra sedicenti politici, sedicenti giornalisti e sedicenti cittadini, di cui i nostri media, dalla nauseabonda tv ai soffocanti social network, sono impregnati fino al midollo. Siamo tutti opinionisti, perché abbiamo sempre scelto di essere tutti dei tifosi, e non dei protagonisti. Sproloquiamo sul nulla, pratichiamo il niente, e siamo contenti, sazi (e irrilevanti) così.

Da un’idea di Giacomo D’Alessandro. Interpretazione e improvvisazione di Stefano Rossi. Location casuali. Temi di spessore.

#1 La minaccia dei fosfati / marzo 2016

#2 L’oppressione energetica / aprile 2016

#3 Il fattore precoce / aprile 2017

#4 Il dispiacere del balocco / novembre 2017

 

Sound of Change. 13 ottobre 2017 Mercato del Carmine, Genova

soc-due-def

Ex-OtagoFree ShotsLuke & The LionBacci Del Buono suonano per Sound of Change.
Non è solo una serata gratuita con alcuni tra i migliori artisti genovesi.
Sound of Change è il nostro modo di lanciare un messaggio di solidarietà e accoglienza a chi fugge da guerre e persecuzioni.
E vogliamo farlo suonando, cantando e dando a tutti la possibilità di compiere tre azioni concrete per un’integrazione più umana:
• Firmare la legge popolare #EroStraniero per migliorare l’accoglienza diffusa e l’integrazione.
• Diventare volontari nei progetti di inclusione, donate qualche ora del vostro tempo.
• Mettere a disposizione una stanza o una casa per ospitare temporaneamente un rifugiato.
L’accoglienza non è un optional, e noi possiamo riscriverla dal basso, agendo ora!

*** Ingresso libero ***

Sound of Change è un concerto a favore dell’accoglienza che nasce da un gruppo di giovani attivisti genovesi, coordinato da Giacomo D’Alessandro ePietro Mensi. E’ realizzato a titolo volontario da tutti coloro che vi collaborano, e reso possibile dalla partecipazione gratuita di alcuni tra i migliori musicisti genovesi.
Al pubblico chiediamo 3 semplici azioni per cambiare l’accoglienza dei rifugiati e per #restareumani:

1. conoscere e firmare la proposta di legge popolare Ero straniero – L’umanità che fa bene, promossa a livello nazionale da Radicali Italiani, Casa della Carità, ACLI, ARCI, Centro Astalli, CISG, A buon diritto, ASGI, CNCA. La legge incentiva l’accoglienza diffusa in piccoli numeri e semplifica l’integrazione favorendo l’accesso al mondo del lavoro e ai servizi primari.

2. iscriversi come volontari ad attività di accoglienza, integrazione e inclusione sul territorio genovese, conoscendo chi le promuove.

3. aderire a progetti di “accoglienza diffusa” promossi da Refugees Welcome Italia e AirBnb, mettendo a disposizione una stanza o una casa per ospitare un richiedente asilo.

In un momento storico in cui l’accoglienza è oggetto di tensioni, demagogie ma soprattutto mancanza di visione, vogliamo cambiare il clima di paura e diffidenza dando vita ad un momento di socialità e condivisione, trainato dalla performance artistica di alcuni tra i migliori esponenti genovesi della musica italiana. Senza prestare il fianco a polemiche o slogan, proponiamo opportunità concrete di costruire dal basso un’esperienza diversa, autentica e positiva di accoglienza. Dando il segnale che a Genova c’è un mondo, a partire dai giovani, intenzionato a coinvolgersi e fare la sua parte di cittadinanza attiva con serenità, impegno e lungimiranza.
L’iniziativa è apartitica, aperta alle adesioni del mondo culturale, artistico e associativo.