Categoria: social rumors

Cornigliano, attenti al Cane

A Genova gli spazi di sana aggregazione per fare e ascoltare musica sono sempre un problema. Mancano, sono ostacolati, vengono chiusi… Ma a Genova la musica ha ancora tanto da dire, da esprimere e da raccontare. Il solito discorso della stupefacente città in grado di produrre talenti e di convincerli a scappare, perché siano riconosciuti fuori ben prima che qui.
Poi ci sono le esperienze innovative, tutte cuore e passione, che cercano strade parallele, testarde… Il CANE a Cornigliano è una di queste. E forse non è un caso che nasca “fuori centro”. C’è bisogno di rimescolamento. Siamo una ex città, un ammasso di differenti città che faticano a diventare delle comunità. Si riparte dai piccoli numeri, dai luoghi comunitari, dalla passione e dalla bellezza creativa. Si riparte da ciò che sembra periferia.

https://www.facebook.com/cane.genova/

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Tutto quello che vedete al telegiornale è falso (LiguriTutti)

Mi incarognisce particolarmente constatare quante persone ancora (e sottolineo ancora) si formino delle opinioni a partire da ciò che vedono in televisione. Per essere precisi, nel contenitore informativo principe della televisione: il telegiornale. Si dovrebbe condurre un’operazione di pubblicità progresso (e onestà intellettuale) a tappeto, gridando in ogni angolo d’Italia per un mese di fila una sola, irrinunciabile verità: “tutto quello che vedete al telegiornale è falso”.

No, non si tratta di complottismo, nè di ideologia o di posizionamento politico. Dico che è falso nel senso che è incompleto. Questa formula del TG che dura mezzora, fatto di titoli e di servizi che durano 3 minuti ciascuno, rende palese, strutturale la semplificazione e l’incompletezza dell’informazione. Possiamo oggi, di fronte all’ampia gamma di strumenti informativi che ormai abbiamo a disposizione, ammettere che quello del TG è forse il peggiore? Peggiore in quanto uno dei più potenti: è il principale riferimento quotidiano per milioni di persone che si sono abituate, assuefatte all’idea che quello sia un canale informativo affidabile; inoltre ha un enorme potere, che non è quello di dire le bugie (siamo seri!) ma quello di “selezionare” le notizie da riportare ogni giorno. E qui torniamo al punto: il problema non è quello che il TG dice, ma quello che NON dice; e la quantità di persone che lo guardano quotidianamente convinte di essersi fatte un’idea del mondo.

In pieno caos da fake news (da un lato) e da saturazione informativa (dall’altro), possiamo fare un passo indietro, onestamente, ed ammettere che sarebbe meglio informarci meno, ma informarci a fondo? Quella mezzora serale non sarebbe più utile impiegarla a leggere una sola inchiesta sui campi di detenzione dei migranti in Libia? O a seguire mezzora di seduta della Camera che discute la legge sul whistleblowing? Vale anche per le soft newsAbbiamo strumenti di approfondimento di grandissima qualità: penso a svariate riviste e mensili, a qualche portale online, a specifiche newsletter tematiche, o a documentari inchiesta. In molti casi li stiamo lasciando morire nella generica crisi dell’editoria perché i primi a non stare più a galla sono proprio gli strumenti che non hanno grandi gruppi economici alle spalle, ma che sono nati e sostenuti da passione, gratuità, competenza, libertà di critica. Dall’altra parte, persino nell’era di Internet e delle molteplici fonti a disposizione immediata, ce ne stiamo di farci tutti i giorni un’idea superficiale (e sbagliata) su poche cose del mondo (spesso le meno rilevanti e interessanti) attraverso qualche minuto di telegiornale.

Dovrebbe essere ormai un mantra assodato: tutto quello che vediamo nei telegiornali è falso. Falso nel senso che è incompleto. E non lo dico io, tirandomela da sapientone. Lo ha detto molti anni fa la Sentenza Decalogo della Cassazione del 1984 sui limiti del diritto di cronaca. Ripassiamo:

La verità dei fatti, cui il giornalista ha il preciso dovere di attenersi, non è rispettata quando, pur essendo veri i singoli fatti riferiti, siano, dolosamente o anche soltanto colposamente, taciuti altri fatti, tanto strettamente ricollegabili ai primi da mutarne completamente il significato. La verità non è più tale se è “mezza verità” (o comunque, verità incompleta): quest’ultima, anzi, è più pericolosa della esposizione di singoli fatti falsi per la più chiara assunzione di responsabilità (e, correlativamente, per la più facile possibilità di difesa) che comporta, rispettivamente, riferire o sentire riferito a sé un fatto preciso falso, piuttosto che un fatto vero sì, ma incompleto. La verità incompleta (nel senso qui specificato) deve essere, pertanto, in tutto equiparata alla notizia falsa.

La verità incompleta deve essere equiparata a una notizia falsa. Ci rendiamo conto? E non è forse il telegiornale la formula più equivoca, semplificatrice, incompleta di informazione diffusa nel nostro Paese? Sono stanco di sentire discorsi “da bar” fatti da amici, conoscenti o anche sconosciuti che si sono fatti imboccare da un telegiornale, convinti di essere in buona fede. Gente che parla di immigrazione senza aver mai potuto ascoltare una panoramica completa e fruibile, dati alla mano. Gente che parla di politica senza aver mai potuto ascoltare il testo di una legge o seguire i lavori del Parlamento. Gente che parla di estero senza aver mai letto un’inchiesta competente e approfondita su un teatro di guerra. Ma ancora peggio, gente che parla di notizie inesistenti, inaugurate dalla perversa selezione dei telegiornali: “l’emergenza stupri”, “l’emergenza femminicidio”, “l’emergenza stranieri criminali”, “l’emergenza sindaco pasticcione che non ne azzecca una”, concentrando senza motivo l’attenzione su fatti che accadono tutto l’anno, senza mai fornire un contesto completo e un’analisi approfondita che dia loro il giusto peso. E peggio, facendo “distrazione di massa” da problemi e questioni ben più importanti, che non trovano mai posto nella narrazione main stream, perché gli spazi notizia sono occupati da spazzatura malconfezionata…

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Il vescovo di Bolzano senza mezzi termini

cresima

Notizia: Il Regno – A Bolzano si apre una nuova pastorale della cresima

Nelle diocesi non guidate dalla Paura ma da un Vescovo, si sta cercando di affrontare con riflessione condivisa, creatività e speranza certi evidenti problemi ormai decennali nella cosiddetta formazione cristiana. Senza l’ansia di dare risposte rapide e superficiali, senza il terrore di scuotere un minimo uno status quo che bisogna essere ciechi per non definire desolante e privo di futuro.
Per fare questo non servono leader travolgenti ma ascoltatori capaci e determinati ad aprire processi, più che a dare ordini autoaffermando se stessi. Lo dice bene il Vescovo di Bolzano: “se fosse il vescovo a imporre dall’alto qualcosa, il percorso non porterebbe frutti.” E infatti.

Sempre meno preti? Bene, si può rinascere

cfr “Sempre meno preti? Al loro posto papà e mamme…” – Vvox.it

«La chiesa sarà riconsegnata ai cristiani – continua il Vescovo di Padova – Un giorno a parlare di Gesù non saranno i preti ma i papà, le mamme e questa non è una perdita ma un guadagno, quello di restituire la titolarità della fede cristiana alla comunità. Tutti i battezzati sono responsabili del vangelo e della missione della chiesa».

Le vocazioni ci sono sempre. Basta saperle vedere e mettere a frutto. Per fortuna stiamo tornando gioco forza alle origini della Chiesa. Come tanti, ignorati, auspicano e favoriscono da decenni.

Fare la pulizia di Facebook e risparmiare tempo ogni giorno

Da qualche mese mi sto esercitando a fare la pulizia di Facebook. Che significa? E chi me lo fa fare? Un semplice ragionamento, e un po’ di curiosità. Molti di voi si ritroveranno a scorrere più volte al giorno la Bacheca delle Notizie di Facebook, dove compaiono i contenuti pubblicati e condivisi dai nostri amici, dalle pagine che ci piacciono, dai gruppi in cui siamo, eccetera.
Ma… Ma Facebook naturalmente non può mostrarci tutti i contenuti di tutti i nostri contatti (sarebbero troppi, e ci guadagnerebbe meno perché non venderebbe le sponsorizzazioni). Succede allora che sulla nostra Bacheca ci ritroviamo contenuti selezionati dall’algoritmo di Facebook in base a diversi fattori, e a volte un po’ a caso. E che ci perdiamo contenuti di amici e di pagine che magari ci interesserebbero molto di più.

Fare la pulizia di Facebook significa esercitarsi, quando scorriamo la bacheca, a dire a Facebook che “questo contenuto non mi interessa“, “non mostrarmi più i post di questa pagina” o “non seguire più questa persona” perché pubblica contenuti che non mi interessano.
E’ semplice e veloce: si clicca sulla freccetta in alto a destra di un post, e si seleziona una di queste voci che ho citato. Tranquilli, alle persone e alle pagine non arriverà alcuna notifica del fatto che non li seguiamo più o non vogliamo più vedere i loro contenuti nella nostra bacheca notizie. E ovviamente non equivale a togliere l’amicizia, quindi restiamo con tutti i nostri contatti.
Ma se abbiamo la costanza e la voglia di fare questo lavoro per un po’ di tempo (già una settimana può dare i suoi frutti), succederà che la nostra Bacheca si riempirà più di contenuti che ci interessa seguire quotidianamente, e non perderemo tempo ed energie mentali (lettura, comprensione, elaborazione) nell’incontrare contenuti che nulla aggiungono alla nostra giornata.

Forse non ci riflettiamo abbastanza, ma le nuove tecnologie della comunicazione hanno un principale grande svantaggio: ci distraggono, ci stancano, ci rubano molto tempo. Non ce ne accorgiamo nemmeno, ma leggere e comprendere 30 post per renderci conto che almeno la metà sono cose di poco conto, che assorbiamo e vogliamo già buttare via, è un’operazione diventata quotidiana che ci stanca la vista, la mente, e ci richiede molti minuti. E che ci rende meno sensibili, meno pronti, meno disposti a dedicare tempo e attenzione a contenuti che ci piacciono e ci incuriosiscono davvero. Col risultato che ad un certo punto non leggiamo più nulla, scorriamo tutto, siamo saturi e incapaci e demotivati ad assorbire. Oppure, col risultato che ci accorgiamo di aver perso qualcosa di bello, di prezioso, di emozionante e di arricchente perché eravamo distratti dalla “rumenta” indistinta.

Tutt’altro punto è in base a quale criterio fare questa pulizia. E’ del tutto personale. Dipende da cosa vi interessa ricevere dal vostro tempo sui social. Notizie? Cazzeggio? Fare i guardoni delle vite altrui? Seguire i quotidiani online o altre pagine specializzate? Pagine di persone famose? Video comici? Selezionare tra tutti gli amici quelli che pubblicano contenuti più seri e pensati sui fatti di attualità? Tutto dipende da voi. La cosa certa è che chiunque, per come funziona Facebook, ha la possibilità di eliminare una consistente parte di contenuti che gli fanno perdere tempo.
Attenzione: ovviamente Facebook li sostituisce, come no. Ci propone contenuti di persone e pagine che non abbiamo mai visto in bacheca, per esempio, e quindi la nostra selezione può continuare, ma con più novità e curiosità. Potrebbe capitarci qualcuno che volevamo seguire da tempo senza neanche ricordarcelo.

Ricordiamo sempre una cosa: vivendo in un mondo sovrabbondante di input comunicativi, è importante per ciascuno sviluppare un’attenzione selettiva, ovvero la capacità di selezionare bene le informazioni che vale la pena ricevere ed elaborare quotidianamente. L’alternativa è perdere la capacità di apprendere perché si va in soffocamento e in saturazione indiscriminata. L’attenzione selettiva è quella capacità di tenere le antenne vigili ma a riposo, e di rizzarle prontamente quando si percepisce una comunicazione/informazione di nostro interesse, ma di non scomodarle nemmeno per tutto il resto del tempo. Salvo spazi di “talent scouting” in cui essere recettivi al nuovo che può diventare interessante ed entrare nella nostra attenzione quotidiana.

Non regaliamo Genova ai leghisti

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Domenica 25 giugno puoi lasciar cadere la città di Genova nelle mani dei leghisti e dei loro amici, il peggior berlusconismo ancora in vita in Italia, come sta dando prova la Regione di Toti. Oppure puoi sentire un briciolo di decenza e dignità e #alzareilculo perché questo non succeda. Forse non te ne frega niente, forse ritieni che come andrà a finire poco o nulla cambierà. Sbagliato. Non possiamo ottenere il meglio possibile (e di questo hanno colpa in parecchi), ma almeno non lasciamoci cadere nel peggio del peggio.
Questo evento è un appello e una sfida: invita almeno 10 amici che sono andati a votare e 10 ai quali secondo te non frega un cazzo della politica e del voto. Convinciti e convinci ad #alzareilculo almeno questa volta per evitare di consegnare la città al becerume trumpiano di troppi consiglieri leghisti e affini. Poi faremo i conti a muso duro con chi governerà per alzare al massimo il tasso di rinnovamento e discontinuità. Ma intanto salviamo la pelle a questa Genova di cui siamo parte.
Parola d’ordine #alzareilculo, senza troppi giri di parole.
Facciamolo girare questo evento.

[l’evento FB dedicato ha raccolto in pochi giorni quasi 2000 partecipanti e oltre 10.000 persone invitate, oltre a decine di commenti e 4 menzioni sui giornali]

La polemica su Riina? Restiamo umani…

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Non ho affatto approfondito la vicenda delle condizioni di salute di Totò Riina per cui si prospetterebbero gli arresti domiciliari. Ma avendo eco da oltreoceano delle immediate polemiche insorte, mi torna alla mente la vicenda pavese di qualche anno fa che ha visto l’amico attivista Giovanni Giovannetti perorare con cognizione di causa gli arresti domiciliari per l’ex direttore ASL Carlo Chiriaco, a rischio vita in carcere, presunto concorso mafioso.

Un appello a “restare umani” che vide la firma anche di Don Gallo tra gli altri, ma che fu violentemente attaccato da un improvviso “trasversale partito della forca”.

Gli estremismi ciechi di chi, magari dall’alto di una storia di “sinistra”, a voce difende la Costituzione, ma poi facilmente scivola nell’elargire i diritti distinguendo tra amici e nemici. In cosa si distingua dal destrorso che perora il condono fiscale al manager ma sbraita per dare il massimo della pena al Rom di turno, ancora non è chiaro.

Con tutte le prudenze e gli accertamenti giudiziari del caso, #restiamoumani.