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TOGLIETEMI TUTTO MA NON IL MIO RATING (di Vess, un professore)

TOGLIETEMI TUTTO MA NON IL MIO RATING
Sono le Agenzie di Rating i burattinai colpevoli della grande crisi finanziaria?

di Vess, un professore

   In un periodo come il nostro, con una crisi finanziaria come questa, storica, che sembra travolgere ogni certezza e minacciare il futuro della nostra società e il nostro stile di vita, tutti si guardano attorno e cercano il colpevole, l’untore, il paziente zero, colui da cui il contagio ha avuto inizio.

Nell’incertezza e nell’ignoranza, tutti se la prendono con tutti ed ecco che il colpevole cambia nome, dimensioni e riferimenti da un giorno all’altro. In questo particolare momento c’è chi se la prende con le agenzie di rating.

   Ma che cos’è il rating?

Il rating è solo un metodo utilizzato per la classificazione del rischio di investimento circa un titolo obbligazionario. In altri termini è una sorta di indicatore che ti avverte: se compri un certo titolo corri più o meno rischi di vedere il tuo investimento fruttare o andare in fumo.

E chi decide come stanno le cose? Chi decide, cioè, qual è il rating di un titolo di borsa, di un’azienda o delle obbligazioni degli Stati? Ad avere questo privilegio, sancito da regolamenti internazionali di dubbia costituzione, sono le cosiddette Agenzie di Rating.

   Che cosa sono queste agenzie?

Sono organismi internazionali pubblici? Non pensatelo nemmeno per un istante! Sono aziende private quotate in borsa che producono utili come qualsiasi altra impresa ad azionariato privato e che quindi agiscono in pieno conflitto di interesse, dettando e certificando indicatori del mercato pur facendone a loro volta parte. Le più famose e rilevanti, cioè influenti, sono Standard&Poor’s, Moody’s e Fitch Group.

Per fare un esempio, il maggiore azionista di Moody’s è Warren Buffet e questa agenzia ha fatturato l’anno scorso circa due miliardi di dollari. Come fanno a fatturare così tanto? Esse comprano e vendono informazioni agli operatori del mercato e stabiliscono qual è il livello di qualità delle azioni di una qualsiasi impresa o paese.

   Il mercato può farne a meno?

No, perché esse fanno parte delle regole del gioco, anzi, sono strumenti ritenuti necessari per la garanzia stessa del sistema finanziario globale, come stabilito dai cosiddetti Accordi di Basilea 2. Ora passiamo alla domanda cruciale:

   Sono state le agenzie di rating a causare l’ondata speculativa ai danni dei debiti sovrani?

Sono loro gli untori che stanno dietro questa sorta di pandemia che ha investito i mercati e in particolare l’eurozona? La risposta è no. Sarebbe bello, sarebbe facile, sarebbe fantastico scoprire questi pilastri del sistema e beccarli con le mani nella marmellata. Purtroppo le cose sono più complicate. per scoprire il colpevole bisogna usare il rasoio di Occam e constatare la cosa più semplice:

   chi ci guadagna di più dalla crisi?

Sono le agenzie? Ahimé tali aziende avranno visto i loro utili aumentare, ma cosa volete che sia per i lobbisti che le controllano qualche centinaio di milioni di dollari in più? Bruscoline. Inoltre le agenzie di rating sono strumenti, non teste pensanti. Non prendono decisioni strategiche ma eseguono direttive, fanno indagini di mercato su richiesta, comprano e vendono informazioni. Insomma, sono utili e la loro esistenza è tollerata dal sistema perché esse sono funzionali al sistema e nulla più.

   Gli untori stanno da altre parti, dietro le quinte: sono lobbisti potentissimi che spostano capitali in quantità assurde anche solo da pensare. Per intenderci (come ho scritto in una mia opera recente):

“Occorre che sia chiaro qual è il margine di manovra del potere finanziario rispetto a quello dell’economia reale, ormai succube, impotente. L’economia reale è costituita da una movimentazione finanziaria globale di circa sessantamila miliardi di euro e rappresenta la base del sistema del capitale. Sopra questa base esistono circa nove strati finanziari la cui somma, in termini di capitali finanziari, corrisponde a circa seicentomila miliardi di euro. Per capirci, è come se un uomo di 80 chili dovesse sopportare un peso di 800 chili.
E’ chiaro che una simile situazione comporta che la pressione cui i mercati finanziari sottopongono l’economia reale è arrivata a livelli insopportabili. Ogni volta che il volume finanziario crea turbolenze, l’economia reale prima scricchiola, poi sbanda paurosamente e rischia di collassare.
   Nel grande mare della finanza vi sono miriadi di pesci piccoli ma sono i grandi predatori che contano. Gli squali sono i grandi lobbisti, come David Rockefeller & dinastia, che dirigono immensi fondi speculativi e condizionano le politiche economiche globali, incontrastati nel raggiungimento dei loro nefasti scopi.”

   Il punto, quindi, che lo si voglia ammettere o no, è che l’economia mondiale, il suo sistema e le sue crisi, dipendono dalla volontà di pochi uomini che si servono di immensi fondi per controllare istituzioni finanziarie come le Banche centrali e le Banche d’affari, direttamente o indirettamente, e muovono e influenzano i loro servi e galoppini e coloro che diventeranno inconsapevolmente tali tramite istituzioni occulte in cui vengono coltivate le loro pubbliche relazioni.
Il potere del denaro è oggi l’unico vero potere e chi causa le crisi è chi può causarle e ha da guadagnarci: cosa? Sempre più soldi e sempre più potere e controllo.
   E le agenzie di rating? Finché saranno utili resteranno in piedi, quando non lo saranno più si inventeranno qualcos’altro; ma per ora il mercato può tranquillamente esclamare…“toglietemi tutto ma non il mio rating”.

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CRISI, STARK SE NE VA DALLA BCE: COSA AVREBBE VOLUTO DIRE secondo Vess

QUELLO CHE IL DIMISSIONARIO-BCE STARK AVREBBE VOLUTO DIRE. 
UNA DIVERTENTE PARAFRASI DI VESS CHE ILLUMINA QUESTA STRANA “CRISI”
  
Intervista alternativa a herr Stark, ex-rappresentante tedesco alla Banca Centrale Europea dal 2006, dimissionario (tratta da S. Lorri su “La Stampa” 17-09-11; rielaborazione a cura di Vess).
Tra parentesi, in fondo a ogni risposta autentica, la parafrasi.
Herr Stark, lei non intende discutere i motivi delle sue dimissioni dall’esecutivo Bce. Pensa che la Banca centrale europea sarà diversa dopo la sua uscita?
«Le persone possono cambiare, ma il mandato istituzionale della Bce rimane lo stesso, scritto nel Trattato di Maastricht e nel suo statuto. Nel giro di pochi mesi ci saranno un nuovo presidente e un nuovo capo economista…»
(Le persone vanno e vengono ma l’Istituzione resta la stessa e continua a funzionare come sempre: essa ha un mandato trascritto nel trattato di Maastricht. Chi ha fornito questo mandato? Il trattato dell’Unione Europea firmato a Maastricht nel 1992, anche se la Banca opera ufficialmente dal 1998 ed è stata creata per potenziare e coordinare il sistema delle Banche Centrali. Il suo mandato dipende quindi dalla volontà di potenziare quel sistema.)
Un presidente italiano, un nuovo membro dell’esecutivo di nazionalità tedesca al suo posto. Nessun cambiamento?
«Conoscendo i nomi dei potenziali candidati, sono sicuro che mostreranno piena continuità e coerenza con i loro predecessori. No, nessun cambiamento».
(Nothing changes in new year’s day, hai presente gli U2?)
Ma dalla Germania vengono critiche quasi corali alla Bce. Il capo dello Stato Christian Wulff ha detto che l’acquisto di titoli pubblici sui mercati è «legalmente discutibile» e «può essere tollerato solo nel breve periodo». 
«Le misure non convenzionali adottate dal Consiglio direttivo della Bce sono dovute a circostanze fuori dall’ordinario. Come ha ripetuto Trichet la settimana scorsa, sono di natura temporanea».
[Inizia a spazientirsi] (La BCE fa quel ca**o che le pare a seconda delle circostanze e decide autonomamente cosa, quando e per quanto)
Ma quanto temporanee? La Bundesbank, da cui lei proviene, ha espresso riserve.
«Non commento le affermazioni della Bundesbank. Il Consiglio direttivo della Bce ha preso la sua decisione con una maggioranza schiacciante. È forse necessario che tutti i membri del consiglio condividano la stessa opinione?» 
(Vero, ma la Bundesbank non conta un ca**o rispetto al mandato della BCE e, mi rincresce dirlo, anch’io come minoranza conto zero, infatti mi sono levato dalle palle e non è carino porre queste domande, giusto?)

Lei faceva parte della minoranza. E se la minoranza comprende entrambi i tedeschi su 23 componenti, non c’è un problema? L’economia tedesca rappresenta oltre un quarto del Pil dell’eurozona.

«Io sono un europeo. Il processo decisionale della Bce poggia sul principio una persona, un voto».
(Ormai – io lo sapevo da tempo, ma anche i politici tedeschi più sprovveduti se ne sono accorti – la Germania nel momento in cui persegue un punto di vista non condiviso dall’Europa, si isola e non conta più un ca**o, per gli déi norreni! Ormai anche tutti i pirla del Bundestag sanno che siamo legati dal sistema del debito pubblico e che se va a puttane, non solo la Grecia, ma anche qualcun altro, va a farsi fottere pure la Germania e quindi Wulff può vomitare tutte le minchiate che vuole e così anche tutti gli altri, ma isolarsi ci fotte soltanto. E’ molto meglio stare con gli altri e fare la parte del leone nel cercare di dirigere la baracca. 
Questo è tutto ciò che noi tedeschi possiamo fare.)
Alcuni nel suo Paese sostengono che la Germania è rimasta «isolata».
«Il Consiglio direttivo è un organismo collegiale. Non vedo nessuno isolato. Siamo 23 persone di origini differenti, con doti differenti, che collaborano tra di loro per giungere a una visione consensuale».
(Ma allora non ci senti quando parlo? Che ca**o ti ho appena finito di dire? Se si parla come Wulff ci si isola ma la Merkel non è stupida. Sarà pure una culona inch****bile come dice il vostro fantasmagorico 
Presidente del Consiglio ma non è stupida. E, come ti ho già spiegato, nel consiglio direttivo della BCE – al di là delle nostre piccole e personali lotte di potere – tutti siamo schiavi dell’unico obiettivo che persegue il 
nostro statuto, ovvero la sovranità politica europea su tutti gli stati nazionali, e questo è quanto.)
Non esistono divergenze di fondo sul futuro dell’area? Può l’euro essere salvato nel suo assetto attuale, con 17 Paesi?
«Trovo strana questa domanda. L’euro resterà sempre una moneta stabile. Quanto alla sua composizione, è appena giunta una presa di posizione molto chiara della cancelliera Merkel e del presidente Sarkozy: la Grecia continuerà a farne parte. Tuttavia è essenziale che i Paesi membri rispettino fino in fondo gli impegni presi». 
(Ma allora sei un rinco****nito? Capisci quello che ti dico o fai finta di non capire? Non mi devi fare ‘ste domande del ca**o. L’euro resta dov’è perché si sta creando la vera Europa unita sotto un’unica governance 
politica ed economica. 17, 20, 50 paesi: chissenefrega? Sei in Europa, ne fai parte? Bene, prima o poi verrai inglobato o vorrai farti inglobare. Questa è la direzione. Ora mi raccomando con la prossima domanda, 
ok?!)
Possiamo sperare che esistano sufficienti mezzi di pressione sulla Grecia. Ma è lo stesso per l’Italia? Un Paese grande può ricattare gli altri: se noi cadiamo, crolla tutta l’unione monetaria.
«La responsabilità ricade in primo luogo e soprattutto sui governi nazionali. Sono loro la prima linea di ogni difesa. Devono ridurre i loro deficit di bilancio. Altrimenti, rischiano un “arresto improvviso”
dell’accesso ai mercati finanziari internazionali. Questo è accaduto in passato ad alcuni Emergenti; può accadere ora anche a Paesi avanzati. Nessun aiuto dall’esterno può evitare questo rischio. Ciò che è mancato nei primi 12 anni di unione monetaria è lo stretto coordinamento delle politiche di bilancio nazionali».
(Allora proprio non capisci, eh? Te lo spiego un’ultima volta poi, se continui così, ti mando a fan**lo. Si è fatto prima il mercato europeo e poi la moneta europea ma non un governo europeo. Perché? 
E chi ca**o lo avrebbe voluto all’epoca? Nessuno. 
Perché gli Stati nazionali avrebbero dovuto rinunciare alle loro prerogative politiche? 
Per questo abbiamo fatto in modo di fotterli in anticipo. 
Già dagli anni ‘80 e ‘90 qualche illuminato aveva capito che c’era in trucco sotto, ma la sua opinione non ha avuto seguito [ride]. La verità è che abbiamo creato le condizioni affinché anno dopo anno si dovesse arrivare al punto tale da richiedere agli Stati nazionali il rispetto di parametri economici nel rapporto debito/PIL sempre più difficili da sostenere, senza il continuo ricorso alla vendita del debito pubblico e all’accesso al credito grazie a “mamma BCE”, fino ad arrivare al punto di tenere tutti per le palle. 
Ora ognuno deve e sottolineo “deve” fare la sua parte o è fottuto. 
Ovviamente non potendo i governi cavarsela da soli, chiederanno aiuto alla BCE che sarà pronta a farlo in cambio di acquisto di sovranità nazionale. 
Se non sarà già in questa crisi, sarà alla prossima, ma prima o poi il Sistema delle istituzioni globali fotterà gli stati nazionali. E’ inevitabile ca**o. Hai capito ora?)

Trichet ha appena proposto un ministro delle Finanze dell’area euro.
«Trichet ha avanzato la sua proposta a titolo personale; a mio parere, punta nella direzione giusta. Le istituzioni europee devono avere il potere di interferire nelle decisioni di bilancio nazionali».
(Ho capito, tu sei la mia punizione per aver lasciato il direttivo BCE. Mi hanno inviato un mentecatto a intervistarmi. Ma hai sentito cosa ti ho appena detto? Passa ad un’altra domanda, va’.)
Molti Paesi, a cominciare dalla Germania, non vogliono cedere sovranità.
«Eppure questo è ciò che si intendeva avvenisse quando furono messi per scritto i criteri di Maastricht».
(…)
Oltre alla Grecia, altri Paesi hanno vissuto al di sopra dei propri mezzi. Ma per placare mercati troppo nervosi non si rischia di andare troppo oltre? Eccedendo con l’austerità in molti Paesi, si può causare una profonda recessione. 
«Non si può escludere del tutto che vi siano degli eccessi. Ma la fiducia nei governi è essenziale».
(Fan**lo i governi! Sono fottuti ti dico. Possono solo fare gli amministratori ma devono decidersi prima o poi a cedere il potere ad un governo unico europeo finché un bel dì non si leveranno proprio del tutto dalle  
palle! Sono stato chiaro ora?)
I governi che agiscono in ritardo sono costretti a fare più del necessario.
«Quando un governo perde la fiducia degli operatori, deve fare di più per riguadagnarla. Ma in ogni modo risanare i bilanci è inevitabile. Le crisi non possono essere evitate accumulando debiti. Non possiamo permettere che le generazioni future soffrano per le mancanze di politici di oggi». 
(Se uno sbaglia deve pagare. Anche se uno viene truffato, la colpa non è del truffatore ma del babbeo che si è fatto gabbare. Risanare i bilanci è inevitabile, o almeno questo è ciò che tutti devono credere affinché ci si convinca che la direzione verso la quale stiamo andando permetterà di non far soffrire le generazioni future.)

Lo prendo come un messaggio all’Italia. Appunto, ha consigli per il futuro presidente della Bce, Mario Draghi?
«Forse. Ma glieli darò in privato».
(Prendila un po’ come ti pare. Comunque anche se avessi dei consigli da dare a Draghi, pensi che li direi in questa intervista e per giunta ad un cazzone come te? Ma fammi il piacere e levati dalle palle che mi hai rotto) [se ne va divertito]

MA CHE E’ ‘STA CRISI? LA CREANO LE BANCHE CENTRALI. ECCO PERCHE’

Vess
con Giacomo D’Alessandro
   In questi giorni è tutto un parlare di crisi, borse, crisi finanziaria, attacchi ai debiti pubblici, instabilità, manovre, agenzie di rating, spread.
Chi sarebbero gli autori di questi attacchi al debito sovrano?
Gli speculatori.
Ma chi sono gli speculatori?
Speculatore è, nella terminologia economico finanziaria, colui che cerca di comprare a poco per vendere a molto (e ottenere così un lauto guadagno). Dunque, nei mercati finanziari, tutti, tutti quanti risultano speculatori, perché questo è il gioco sul quale i mercati sono costruiti.
   Quando parliamo di speculazione sui debiti sovrani, la domanda è: per un attacco con un risultato rilevante, (contando che la maggior parte del debito è in mano alle banche centrali) che cosa bisogna fare? Se si vuole attaccare con successo, speculativamente…
Può un privato, con una quota minoritaria, magari del 3-5% innescare un processo al ribasso nei titoli, che favorisca la speculazione?
Ovviamente no. C’è bisogno dell’azione di chi detiene quote significative.
Ma se le quote significative sono in mano alle banche centrali, vuol dire che sono loro ad avere innescato il processo al ribasso per favorire la speculazione.
Un esempio?
La Bundesbank ha preso a vendere titoli italiani che deteneva, tanto che questo processo ha causato un’interrogazione da parte del governo italiano nei confronti di Francoforte. Tali titoli poi, la cui quota di interesse si era tristemente rivalutata, sono stati ricomprati dalla BCE (lo spread tra valore dei titoli italiani e tedeschi è massimo in questo momento). E’ evidente come siano le banche centrali a favorire la speculazione. Poi è chiaro che vi si infilano i fondi privati medio grandi, ma il grosso del gioco è delle banche centrali.
   Allora, chi può far finire tutto questo?
Ovviamente gli stessi che questo processo lo hanno iniziato.
Ma cosa c’è in gioco, perché finisca?
C’è in gioco la cessione di altra sovranità nazionale alle governance economiche. All’espansione dell’economia in senso globale deve corrispondere un’espansione delle istituzioni globali, nel loro sistema. Questo è il senso profondo del modello di globalizzazione attualmente perseguito in occidente.
E i tempi sembrano maturi perché sia ottenuta dalle banche centrali ancora altra sovranità nelle forme di istituzioni economiche globali di controllo e gestione.
Non è un caso che la Merkel “glissi” sull’ipotesi degli eurobond ma insieme a Sarkozy auspichi una governance economica europea sovranazionale.
Forse, prima di arrivare a questo punto, vorranno dare una prova dimostrativa del fatto che fanno sul serio e che il sistema del “debito pubblico ammazza-stati” ha raggiunto il suo livello di maturità ed è ora di coglierne i frutti: forse “ammazzeranno” la Grecia come ultimatum, forse ci finiranno di mezzo anche la Spagna e l’Italia… Oppure semplicemente facendo finire la “crisi” a richieste soddisfatte si dirà: avete visto che avevamo ragione, ora fila tutto liscio?
E mentre fanno tutto questo si mostrano i salvatori delle patrie finanze italiane e non solo, comprando btp.
Il primo modo di raggiungere l’obiettivo, quello di sacrificare uno o più stati sull’altare della governance economica europea,  è drammatico ma più veloce; il secondo invece, per cui tutti i politici “calano le brache” e trovano un accordo di rassegnazione comune, più lento ma più comodo. Più efficace, dal punto di vista politico, perché implica una condiscendenza che può essere venduta come normale procedura politico-istituzionale e presentata persino come frutto di una volontà popolare, perché in fondo nessuno sa nulla di tutte queste cose, o non gli interessano: basta che il portafoglio non pianga per la disperazione.
Così sembrano stare le cose al momento.
   A riprova di tutto ciò c’è la famosa lettera segreta della BCE all’Italia, che ha scatenato la manovra attualmente in discussione, e che può aver avuto solo un senso, qualsiasi forma sia stata usata: abbiamo deciso che dovete pagare i debiti. Fatelo, altrimenti vi facciamo un mazzo epocale.
Ovviamente per poterlo fare, e la BCE lo sa benissimo, l’Italia deve genuflettersi violentemente.
Ma è proprio questo che si vuole ottenere.