BERTONE RICONOSCE L’IMPORTANZA E L’EFFICIENZA DELLA LEGA NEL PRESIDIARE IL TERRITORIO

Domenica 13 dicembre, nel convegno romano su Don Luigi Sturzo, il Cardinale e Segretario di Stato Vaticano Tarcisio Bertone cerca di ricucire con la Lega, in seguito agli attacchi di questa contro l’Arcivescovo di Milano Tettamanzi (“ma è un vescovo o un imam?”) per colpa del suo rivolgersi ai più emarginati, in difficoltà, poveri, della città milanese. Per colpa del suo promuovere la cristiana accoglienza dell’altro, dello straniero, vedendo in lui Gesù. Più che mai a Natale. Tettamanzi era stato, una buona volta, sostenuto “fortemente” dalla gerarchia, con smacco alla Lega.
Ma si sa, e lo si vede da tempo, per Bertone ormai il “dovere istituzionale” ha superato il dovere dell’annuncio del Vangelo (lo ha detto lui stesso come giustificazione per aver inaugurato a braccetto con Berlusconi la mostra “Il potere e la grazia”). Ed ecco quindi che subito il giorno dopo dall’aver sostenuto Tettamanzi arreca subito un pò di incenso alla Lega, dicendo che “il presidio del territorio” “una volta era appannaggio dei soli vescovi e parroci” mentre ora è “sottolineato specialmente dalla Lega”, e “bisognerebbe recuperarlo”. Un bel complimento all’efficienza e all’organizzazione del partito, un riconoscimento che verrè ovviamente sbandierato come “amicizia e sostegno del Vaticano” da parte dei cattolicissimi leghisti.
Un’altra trave nell’occhio “regalata per Natale” dal Segretario di Stato a tutti quelli che di questi tempi faticano giorno dopo giorno cercando di ribattere alle mentalità xenofobe e razziste e della paura diffuse dalla Lega ovunque, e ribattono con l’amore e la solidarietà, l’impegno sociale e disinteressato, la formazione e la cultura, i diritti e la Costituzione. Grazie signor Segretario, continui pure così, ma non pretenda di rappresentare noi Cristiani di Strada. La sua ambiguità se la tenga pure. Peccato solo che il suo daffare metta i bastoni fra le ruote anche a noi. Noi che ci sforziamo di scegliere una cosa sola, e non un pò e un pò, tra “Dio e mammona”.
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SE IL SECOLO ALIMENTA I "NO" ALLA MOSCHEA

Da quando si è costituita, meno di un anno fa, la rete di 26 associazioni e parrocchie “Arcipelago Lagaccio”, si è riusciti, sebbene con fatica, a portare avanti un percorso di confronto e incontri insieme ad assessori comunali e sindaco, percorso che ha visto da una parte l’accoglienza e la promozione di integrazione nei confronti della Moschea al Lagaccio, dall’altra la richiesta al Comune di provvedere parallelamente a quei lavori attesi da anni nel quartiere. Entrambe sono battaglie di civiltà, su piani diversi, a favore di “cittadini”, di qualsiasi credo o origine siano.
Ancora ieri è uscito su Il Secolo XIX un articoletto sull’ultima assemblea pubblica che ha visto gli Assessori presentare ai cittadini del Lagaccio i progetti di riqualificazione del quartiere, in un dialogo aperto. Peccato che il suddetto articolo abbia enfatizzato e focalizzato quasi solo i mugugni e le solite non costruttive banalità dei quattro gatti che si chiamano “Comitato Centro Est” e che da un anno buono seminano nel quartiere paura, razzismo e scuse bieche ed egoiste contro la Moschea, tramite volantini, articoli ad hoc (vedi Secolo appunto) e cortei caratterizzati più dalla tristezza e della massiccia presenza di forze dell’ordine che dalla partecipazione.
Il lavoro di gruppo delle molte realtà che si sono conosciute ed unite nell’Arcipelago Lagaccio hanno nel giro di un anno prodotto cose a mio parere molto più costruttive per il futuro del quartiere e dei suoi giovani. Per fare solo tre esempi: un progetto intero di riqualificazione completa che il Sindaco stesso sta facendo approvare in giunta; due feste pubbliche, una in via Bianco con musica, buffet e molta, molta partecipazione, l’altra come “aperitivo Costituzionale” in via Napoli, anch’essa con buffet, giochi per bambini, musica, letture e informazione, molto molto partecipata; per finire ha promosso l’incontro e il confronto di realtà diversissime tra loro come parrocchie, centro sociale, associazioni laiche di volontariato, operatori scolastici, che ora sono in relazione per lavorare insieme efficacemente su tutto ciò che riguarderà nel futuro i nostri quartieri.
L’assemblea dell’altro giorno è stata costruttiva al 90%, lo dicono praticamente tutti i presenti. Le proposte del Comune, a parte i soliti mugugni, sono state valutate ed accolte positivamente. Si tratta d’altronde di aggiustamenti importanti del quartiere (marciapiedi, strade, nuovi parcheggi, nuovi spazi, ecc) in un momento di crisi, per i comuni più che mai. Se il Secolo XIX, cavalcando l’onda polemica, forse per motivi politici, preferisce titolare “in 60 per dire no ai progetti del Comune sul Lagaccio”, e a mettere foto e dichiarazioni di tre su quattro signori del centro est, è giusto che in giro, almeno a voce, si dica – onestamente – la verità.

Diffondete, se volete. Grazie

A GENOVA RE-INIZIA "CATTEDRALE APERTA": MA IL CONFRONTO E’ AUTENTICO?

Il primo dei tre incontri di Cattedrale Aperta di quest’anno, organizzati dalla Curia di Genova, ha visto “confrontarsi” il cardinale Cafarra e il laico Giuliano Ferrara. Il primo di recente si è pronunciato severamente contro i Dico asserendo: “è ingiusto trattare in modo uguale i diversi”. L’altro alle ultime elezioni politiche si è candidato con la lista NO ABORTO, puntando tutta la sua battaglia su una moratoria definitiva contro l’aborto in Italia. Quale confronto può esserci (fruttuoso per chi assiste) tra fondamentalisti cattolici di tale antiquatezza?
Quanto mi viene, con rammarico e dispiacere, da ribadire quell’ottima frase del direttore di Adista Angelo Bertani: NON ABBIAMO BISOGNO DI CROCIATI.
Ma il coraggio di vivere un confronto nuovo, nella Chiesa e nel mondo, quello ce l’abbiamo?

SPATUZZA, LO STRAGISTA MAFIOSO PENTITO RIVELA: BERLUSCONI E DELL’UTRI REFERENTI DI COSA NOSTRA

Le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza al processo che vede Dell’Utri, fondatore di Forza Italia e senatore PdL, imputato in secondo grado per concorso esterno in associazione mafiosa, già condannato in primo grado a nove anni e mezzo.

  • “Ho riferito quello che sapevo su Berlusconi e Dell’Utri solo il 16 giugno del 2009 ai magistrati di Firenze perchè, prima, temevo che si potesse dire che tiravo in ballo i politici per accreditarmi come pentito”
  • “Graviano (uno dei principali boss di Cosa Nostra negli anni ’90, ndr) mi disse che avevamo ottenuto tutto quello (l’eliminazione dei “nemici” di Cosa Nostra e una referenza politica dentro lo Stato, ndr) grazie alla serietà di quelle persone che avevano portato avanti questa storia. Mi vengono fatti i nomi di due soggetti: di Berlusconi, Graviano mi disse che era quello del Canale 5. E c’era di mezzo un nostro compaesano, Dell’Utri. Grazie alla serietà di queste persone ci avevano messo praticamente il Paese nelle mani”
  • “Il mio pentimento è la conclusione di un bellissimo percorso spirituale cominciato grazie al cappellano del carcere di Ascoli Piceno”
  • “Non mi fermerò davanti a niente: la mia missione è dare onore a tutti quei morti (le stragi di cui egli stesso fu un artefice, ndr) e restituire verità alla storia”

Chi di dovere comprovi queste affermazioni. Ma solo la possibilità che siano in minima parte veritiere è qualcosa di disumano. Da chi siamo stati e siamo, davvero governati? C’è una prova del fuoco che può darcene spiegazione: se chi sta al potere favorirà la ricerca della verità, vuol dire che non ha nulla da nascondere. Se chi sta al potere farà di tutto per impedire lo svolgersi di questa ricerca…forse quella verità la preferisce caldamente morta e sepolta.

PROCESSO BREVE: I MAGGIORI SCANDALI DEGLI ULTIMI ANNI LA FARANNO FRANCA

Per colpa di un signore che da quando è sceso in politica è riuscito a non farsi praticamente mai processare fino in fondo, o condannare, grazie il più delle volte a leggi del suo governo che “per caso” lo favorivano, per colpa di questo signore che ha provato a distorcere l’articolo 3 della Costituzione ma non c’è riuscito, e ora preme per la legge sul “processo breve”, per colpa sua questi sono i processi che matematicamente decadranno o finiranno in prescrizione dall’entrata in vigore della legge:

  • processo Berlusconi-Mills per corruzione di testimone in processi a proprio carico
  • processo Mediaset Berlusconi per i diritti televisivi ottenuti illegittimamente
  • processo governatore Fazio per la scalata alla banca Antonveneta
  • processo Tanzi per l’aggiottaggio delle banche imputate nel crack Parmalat
  • processo Telecom Tavaroli sullo spionaggio illegale e la schedazione di migliaia di persone con ruoli economici politici e giudiziari rilevanti
  • processi di spionaggio illegale di Enel Power, Eni Power, crac Parmalat, aggiottaggio Antonveneta, crac HDC.
  • Processi per i rifiuti a Napoli
  • Processi per la clinica Santa Rita di Milano dove si compivano operazioni non necessarie sui pazienti per guadagnarci sopra
  • Processi Eternit per 3’000 morti d’amianto
  • Processi Cragnotti, Cirio, Geronzi, Mediobanca
  • Processi Calciopoli

Tutti i più gravi scandali degli ultimi anni, tutti gli imputati colpevoli di danni al paese intero, ai risparmiatori, alla gente onesta, tutti questi processi a causa di questa legge finiranno matematicamente in prescrizione, alcuni immediatamente (sono già durati più di due anni) altri nel giro di pochi mesi. D’altronde, cosa volete, il signor B. ha bisogno di tranquillità, di tanto tempo libero: deve pensare al paese, lui.

BERTONE E BAGNASCO, A DON FARINELLA RISPOSTA IN CORO: FAI IL BRAVO E STAMMI BENE

E’ uscita per loro esplicita volontà su Il Cittadino, settimanale diocesano genovese. La risposta a lungo attesa del Cardinal Bertone, accompagnata da una lettera di Bagnasco, alle ripetute lettere accusatorie di don Paolo Farinella, è arrivata qualche giorno fa. Lettere nella quali si chiedeva conto alla gerarchia ecclesiastica dei silenzi sugli scandali anticristiani del presidente del Consiglio come persona, dei silenzi sulle leggi antievangeliche promulgate a forza di maggioranza negli ultimi mesi, e della addirittura “serena” connivenza troppo spesso manifestata, insieme a queste personalità politiche, dai gerarchi vaticani.
I quali Bagnasco e Bertone, invece di cogliere l’occasione per spiegare loro scelte forse fraintese dal buon don Paolo, per magari dire due parole chiare sulle faccende per le quali erano stati chiamati in causa – chiarendo così le idee a quel numero sempre maggiore di Cristiani che della “Chiesa istituzione” non ne possono più – sono riusciti a confezionare due risposte che di concreto con contengono nulla. O contengono tutto.
Oltre a sgridare don Paolo per aver fatto troppo a lungo e troppo intensamente il “bambino cattivo”, avergli detto di non capire perchè lo faccia, e rimproverargli di essere uno che non tiene alla “comunione della chiesa”, che usa un linguaggio acceso ed aspro, il duo “Ba-Be” non ha speso una parola per smentire e spiegare le loro scelte per le quali tanto scontento si è ultimamente levato tra i cristiani. Ma non lo dico io, che non hanno speso una parola. L’hanno proprio scritto:

Non commento le tue esternazioni, tanto sono marcate da accuse e interpretazioni infondate” (Card. Tarcisio Bertone, Lettera di risposta a don Paolo Farinella, 16 ottobre 2009).

Quello che è ancora più preoccupante è come ha titolato lo stesso numero de Il Cittadino nella prima pagina interna, appena dietro alle Lettere di Risposta (ovviamente la lettera matrice di don Paolo non è stata mai pubblicata, quindi chi legge solo Il Cittadino non potrà che dar ragiona cieca al duo “Ba-Be”): IL CARDINAL BERTONE HA FATTO SOLTANTO IL SUO DOVERE ISTITUZIONALE, titolo dell’articolo sull’inaugurazione della mostra romana “Il potere e la grazia”, alla quale Bertone ha partecipato insieme al premier.
Titolo come a volersi giustificare di fronte alle fondate accuse di don Paolo, dicendo “guarda che Bertone è DOVUTO andare per dovere istituzionale, sennò con quel Berlusconi non ci sarebbe certo andato”. Questo è davvero, molto più preoccupante: se la Chiesa in cui credo mette da parte il Vangelo per il “dovere istituzionale”, se la Chiesa cui appartengo si è dimenticata di essere “l’assemblea dei cristiani” e ormai funziona prima di tutto come “istituzione”, allora anche io, al pari di don Paolo, non posso sentirmi rappresentato dal Segretario di Stato Vaticano. Il mio Stato è già l’Italia. La mia fede è Cristo, il suo Vangelo, quelli che dimostrano di essere i suoi ministri.
Non posso essere rappresentato dal Vaticano quando si comporta così. Tradirei il Vangelo e la Chiesa. Sarò un peccatore, sarò uno che è rimasto imbabolato da quel libro vecchio vecchio che diceva:
non potete servire a due padroni; non potete servire a Dio e a Mammona.

SE I VESCOVI D’AFRICA DANNO LEZIONI AL PAPA

Sul secondo Sinodo dell’Africa che vede riuniti 244 “padri” dal 4 al 25 ottobre, il Vaticano aveva cercato di prendere tutte le precauzioni perchè determinati “problemi caldi” in seno alla Chiesa non fossero neppure sfiorati dall’Assemblea. “La Chiesa in Africa a servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace. ‘Voi siete il sale della terra, voi siete la luce del mondo’ (Mt 5,13.14)”, questo il tema del sinodo.
Dev’essere bruciato parecchio, prima di tutti al Papa stesso, vedere di punto in bianco spuntare voci libere che come vere “voci africane”, che da subito non hanno esitato a mettere sul tavolo quello che è il lavoro della “Chiesa a contatto con la realtà dell’Africa”, al contrario di quella gerarchica chiusa nei palazzi vaticani.
Lunedì 5 ottobre, il relatore generale del Sinodo, il cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, arcivescovo di Cape Coast (Ghana), ha tenuto la prima conferenza stampa sull’Assemblea. Interrogato dai giornalisti sulla legittimità (morale) dell’uso del condom, ha risposto: “Se un contagiato venisse da me”, “raccomanderei l’uso del preservativo, anche se in Africa a volte questo rappresenta un rischio” per la cattiva qualità di alcuni condom. “L’utilizzo del preservativo è importante”, ha continuato, ma “bisogna ricordare l’aspetto della fedeltà all’interno della coppia, quindi l’appello all’utilizzo dei preservativi va di pari passo alla fedeltà della coppia”. Una posizione ben diversa rispetto a quella manifestata appena pochi mesi fa dal Pontefice sullo stesso argomento. Due modi della Chiesa di vivere la realtà con amore per chi soffre, decisamente differenti.
Altro tema caldo che già ufficiosamente sta girando negli ambienti del Sinodo è quello del celibato obbligatorio dei preti. Ne parla a proposito l’ultimo numero della rivista dei comboniani “Nigrizia”:
“È di dominio pubblico ormai – senza voler generalizzare e far torto ai tanti che agiscono onestamente e riconoscendo che ci sono Paesi dove il clero compie sforzi sinceri per vivere coerentemente – che il fenomeno dei sacerdoti e vescovi che hanno famiglia è diffuso”.
“Questi scandali – secondo la rivista – obbligano i responsabili nella Chiesa a porsi la domanda della giustezza di un modello di sacerdote e pastore che viene dalla riforma tridentina”: “È ancora un modello valido ovunque e per tutti?”
Ciò che però effettivamente verrà portato all’attenzione del Papa dal sinodo è ancora tutto da vedere. Si può sperare in qualche gesto di speranza e coraggio, come indicano queste voci, o si ripeterà il teatrino dei vescovi brasiliani, che lo scorso anno hanno rinunciato a chiedere esplicitamente quelle riforme ecclesiastiche che vedono necessarie nel loro stesso paese, richieste a gran voce da molti ambienti cattolici?