Digressioni

Comunicazione e parrocchie. Intervista – Sant’Alessandro.org

Parrocchie e comunicazione: dai bollettini ai gruppi Whatsapp. Manca una formazione ad hoc

«Grazie alla mia esperienza in alcune realtà parrocchiali e diocesane genovesi, e dalla ricerca sul campo che ho fatto per la mia tesi di laurea triennale in Comunicazione “Realtà ecclesiali che innovano e prospettive di rete multimediale”, ho potuto notare che negli ultimi dieci anni si sono moltiplicate iniziative parrocchiali di esperimenti con la comunicazione online: mailing list, newsletter, blog, pagine web, oggi pagine e gruppi Facebook e Whatsapp. Iniziative tendenzialmente “artigianali”, realizzate con pochissime competenze in comunicazione e web, aspetto penalizzante, in parte oggi rimpiazzato da strumenti web di più facile utilizzo, le piattaforme wordpress, i social network… dove competenze tecniche e grafiche non sono più richieste». Giacomo D’Alessandro nato a Genova nel 1990 dopo il Liceo Classico si è laureato in Comunicazione Interculturale e Multimediale all’Università di Pavia. Appassionato di realtà ecclesiali, segue attività e progetti di comunicazione sociale, interculturale ed ecclesiale, musicali e teatrali, di comunità e di cammino, sintetizza nell’era delle connessioni globali l’importanza che hanno i fogli parrocchiali, un tempo il fulcro di una comunità religiosa…

continua a leggere su Santalessandro.org

Francesco e l’ecologia, ma gli “ultras” pensano solo alla (loro) famiglia

Famiglia Cristiana – Laudato si’: proteggere il Creato per difendere l’Uomo

Ai molti (troppi) che ad oggi continuano a tirare in ballo papa Francesco mentre promuovono manifestazioni di ESCLUSIONE e CONDANNA spacciandole come “difesa della famiglia”, giova per l’ennesima volta ricordare che le priorità del Vangelo e della Chiesa sono ALTRE. Francesco esce in questi giorni con un’ampia e sferzante lettera sulla questione AMBIENTALE, per credenti e non credenti. Quanto se ne è fatto a livello educativo nelle parrocchie e nelle diocesi, in questi anni? Se metà dei vescovi e dei preti ci avessero messo la verve che hanno speso (e SPRECATO) sul tema della sessualità, delle nuove forme di famiglia, dell’omosessualità, del divorzio e via dicendo…forse oggi più persone saprebbero che il VANGELO ha ancora molto da dire sui temi più urgenti, e percorsi missionari anti-sistema in questo senso sarebbero già ben avviati. Poi ognuno faccia le manifestazioni che vuole, ma non si erga a PALADINO di chissà quale ortodossia o fede piena. I veri credenti credibili, da cui ci serve prendere esempio, sono ALTRI.

 

Se cacciamo da Genova la musica da strada e da locale

Mentelocale.it – Tatiana, musicista di strada, disturba via Garibaldi?

Una certa parte di genovesi ancora non ha capito una cosa: incentivare la MUSICA dal vivo (quella che mette in gioco competenze, talenti, percorsi, studi, creatività…), di strada o nei locali, significa INVESTIRE su una movida sana, su strada e piazze vissute, abitate, SICURE, di aggregazione, su una cultura accessibile un intrattenimento “alto”.
Il fatto che ancora di recente locali musicali come La Trampa abbiano dovuto chiudere o artisti professionisti come Tatiana sentirsi ALLONTANATI significa lasciare spazio alla movida degradante del bere sfrenato, del divertimento “da spaccarsi”, della finta musica omologante e appiattente, delle strade grige e irrilevanti, dove l’unico rumore è quello del traffico incessante.
Far PROBLEMI a chi fa musica dal vivo e tenersi i vicoli notturni pieni di quattordicenni che vomitano superalcolici venduti a 1 Euro da locali alienanti, non è un caso, o una moda. E’ una precisa scelta. Culturale, sociale e politica.
O questa città decide SERIAMENTE di investire sul suo patrimonio sempre vivo di musicisti, cantautori, creativi, o continuerà a vederli andar FUORI, a far successo e vita altrove.

Il gesuita che ha votato “yes” ai matrimoni gay

Jesuit.ie – The marriage referendum: Why I voted Yes

Un gesuita irlandese spiega perché ha votato YES al referendum sui matrimoni gay. Un esempio di fede matura, solida e centrata sulla ricerca di amore e di giustizia, senza farsi ingabbiare in vecchi schemi più culturali che evangelici.
I gesuiti sono sempre quelli “più avanti”, specialmente dall’era di Pedro Arrupe. Questo papa è un gesuita, non a caso. A ranghi ridotti in molte città e paesi, tra cui Genova e l’Italia, producono più innovazione, partecipazione ed esperienze credibili di tanti ecclesiastici che si limitano a “mandare avanti la baracca”, completamente staccati dal senso della realtà, fossilizzati su forme più che sostanze.
Chi nel Vangelo cerca e trova una identità forte non ha paura di metterla in gioco, mescolarla, ripensarla e ridirla in modi diversi, declinarla nei segni dei tempi. Non ha bisogno di difenderla, ma solo di arricchirla della diversa ricchezza altrui.
Tutti i presunti ultra-cattolici che si arroccano sulla “difesa dell’identità cristiana”, evidentemente hanno tutto tranne quella. Non sono “cattolici” ( = universali), soltanto “ultra”.

 

Pizzuti al Suq Festival: “Il cambiamento politico deve partire dal basso”

GENOVA – Martedì 16 giugno scorso ha avuto luogo nell’ambito del 17° SUQ Festival la presentazione del libro “Ripartire dalle periferie” (Linkomunicazione, Napoli 2014) con la presenza dell’autore Domenico Pizzuti, intervistato dal curatore Giacomo D’Alessandro. Il Suq è un festival interculturale tra i più prestigiosi in Europa, vanta il Patrocinio UNESCO e dal 2013 l’inserimento nel report UE tra le 40 best practices per il dialogo tra culture…

continua a leggere su Linkabile

Rifugiati in Liguria, 1.150 firme per accogliere

Leggi e firma la petizione su Change.org:

La Liguria vuole accogliere i rifugiati, non ci stiamo a passare per xenofobi

promossa da Giacomo D’Alessandro in data 8/6/2015

Grazie a quanti hanno scelto di firmare e condividere questa petizione. Abbiamo inaspettatamente superato le 1000 firme e se ne è parlato già diverse volte sui quotidiani genovesi. E’ importante dare continuamente il segnale che un approccio umano, sociale e politico è possibile, oltre gli slogan le rabbie e le paure. Che una parte di cittadinanza è disposta a impegnarsi in prima persona oltre che sostenere progetti politici di accoglienza, e non solo di “controllo e difesa”.

Qualcuno ha criticato la petizione come se l’accoglienza ai rifugiati sia questione di buonismo; si tratta invece di cimentarci con diritti e doveri (di tutti), impegno civile e politica lungimirante. Se queste parole – a partire da “rifugiato” – sono fraintese, confuse, ritenute vuote o retoriche, abbiamo qualche problema come comunità. Se la paura e il rancore (magari di fronte a difficoltà personali o famigliari) legati alla crisi economica, alla mancanza di lavoro, ai rapidi mutamenti globali che ci coinvolgono, si fanno strada sfogandosi su facili capri espiatori, soffocando nei luoghi comuni e negli slogan la realtà dei numeri, ma prima ancora dei volti e delle storie di chi arriva nel nostro paese, abbiamo un problema rispetto alla speranza di costruire un futuro migliore per tutti.

Ma soprattutto, se ancora crediamo che sia da difendere un certo sistema del consumo, della produzione, dell’accumulo e anche del lavoro, che verrebbe messo in discussione dall’arrivo di “troppi” migranti, perderemo ogni cosa. Questo sistema è già in fallimento e in decadenza, suscita troppe disuguaglianze. Perché altri non dovrebbero avere il diritto di vivere “come noi”? Ma è sostenibile e sano come noi viviamo? E come sarà quando tutti vivremo così? Bisogna accettare l’idea che un sistema va ripensato. Si parte dalle scelte personali/comunitarie che cercano percorsi paralleli e alternativi di vita, di condivisione, di economia, per arrivare a politiche che favoriscano questa transizione.

Abbiamo già perso nel concedere ai “grandi poteri” di utilizzare la guerra come strumento di interesse, di pressione e di risoluzione politica internazionale; di utilizzare la produzione e l’export di armi come business economico o scambio di favori rispetto a paesi più deboli e ricattabili; abbiamo perso nel concedere che si creasse instabilità e conflitto civile in paesi da cui oggi – naturalmente – profughi fuggono in massa; abbiamo perso nel non opporci, a partire dalle piccole cose, ad uno stile di vita consumistico, ben oltre l’essenziale, tipico di quell’occidente considerato come “ideale” da quei miliardi di persone che anelano a raggiungerlo per godere anche loro di qualcosa di meglio. Abbiamo perso su tanti fronti. Votando spesso male e spesso non votando, senza mai il coraggio di cambiare approccio politico, senza una certa pacifica radicalità. Formandoci opinioni davanti alla televisione, e non in strada, a contatto con le realtà più critiche ma anche più autentiche e stimolanti.

Siamo circondati di segnali positivi, esperienze illuminate e persone che senza troppo parlare, fanno. Le opportunità di mettere in gioco quel che possiamo come tempo, energie, risorse, in questi giorni sono tante. Ognuno è bene che sostenga le sue realtà di riferimento, reti, associazioni, persone di fiducia. Chi si affaccia per la prima volta, si guardi in giro e senta qualche amico, non è difficile trovare opportunità per “imparare facendo”.

Grazie ancora di questo piccolo gesto simbolico per un movimento di pensiero e azione che renda la nostra una terra di accoglienza, per chi arriva e per chi ci vive.

Il reddito di cittadinanza, le menzogne di Repubblica e l’arma rivoluzionaria del voto

Qualche giorno fa si svolgeva la marcia per il Reddito di Cittadinanza promossa dal Movimento 5 Stelle ad Assisi. Se questo tema cruciale (sposato anche da figure di riferimento come don Ciotti, e che risolverebbe metà delle castronerie politiche discusse negli ultimi anni) è ormai … Continua a leggere Il reddito di cittadinanza, le menzogne di Repubblica e l’arma rivoluzionaria del voto

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: